venerdì 14 agosto 2015

Dal 17 al 3 (terza di 5 parti)



Si dorme sereni tutta la notte anche se ogni tanto arriva un’onda che ci sbatte un po’.
Partenza ore 5.45, cielo velato, mare calmo, vento 5 nodi.
alle nove chiamo Paolini, alle 11 scendo sotto coperta e sento un rumore strano
“Senti anche te sto rumore?”
“Si, è da mezz’ora che lo sento ma non so cos’è”
cerco in giro e scopro che la pompa di sentina è accesa,
ha sbagliato a premere il pulsante sul quadro
ma non si è interessato perché faceva quel rumore, non dico niente e spengo.
“Pronto capitaneria di Rocella Jonica, qui imbarcazione AB1234D
chiediamo il permesso di ormeggiare al transito, passo”
Mi rispondono che non dispongono di posti al transito
e mi danno il numero della società che gestisce il porto.
L’ingresso è in parte insabbiato, si passa tra le boe e la massicciata,
il porto è grande e bello potrebbe avere parecchi servizi
ma pare che non sia decollato e allora non c’è niente.
Altre 79.7 miglia percorse che in tutto fanno 366.9
Per andare in paese c’è la sezione bersaglieri che affitta le biciclette a offerta
a me sarebbe piaciuto avere anche il cappello con le piume e la trombetta ma non li affittano,
me ne hanno data una con tre ruote e il cestello davanti che andava tutta storta.
Abbiamo fatto spesa alla Conad e siam tornati in barca sotto un sole che squaglia.
Partenza alle 17.30, mare calmo vento 7 nodi motore al minimo,
fulmini da sud a ovest ci accompagnano tutta la notte,
Max dorme in dinette per non sentire il rumore del motore
ogni tanto si alza, caccia la testa nel frigo, va al cesso e s’affaccia dal tambucio
chiede come va e se ho bisogno del cambio “No grazie va bene così”
Torna a dormire. alle tre esce e dice che quei temporali vanno tenuti d’occhio
si accascia sui sedili del pozzetto e si mette a russare.
E pensare che io avevo creduto che li tenesse d’occhio lui!
Alle 5.30 lasciamo Capo Colonna e ci avventuriamo nel golfo di Taranto.
Max ha letto le previsioni, dice che arriverà vento sui 10 nodi
ma qui non si vede niente forse ha scambiato chilometri per nodi.
Guardo l’orizzonte e vedo solo mare per 360 gradi.
A volte col binocolo vedo una barca lontana che fa rotta verso la Grecia
e mi rincuora il fatto di non essere solo qui in mezzo.
Forse è la paura della solitudine che fa stare insieme tanta gente che non si sopporta
è possibile che gli eremiti siano gli unici che abbiano superato questo horror vacui.
Alle 5 e mezza di sera arrivano i delfini, giocano una decina di minuti e poi se ne vanno
e io mi ricorderò per sempre che un animale m’ha fatto contento
in un pomeriggio bruciato dal sole, chissà se lo sanno anche loro, forse si.
Vedo una barca scura all'orizzonte, Max mi chiama per la cena,
dò un'ultima occhiata, vedo le vele e il fianco di dritta,
realizzo che non abbiamo rotte convergenti e vado sottocoperta.
Mentre mangiamo vedo un'ombra che passa, corro al timone
era lei, la barca scura che c'è passata a cinque metri al massimo
non vedo nessuno a bordo, caccio un urlo ma nessuna risposta.
mi prende la paura e quando incrociamo un'altra barca sto ben distante
ma quella si avvicina, sono inglesi e ci salutano.
Arrivo a Santa Maria di Leuca alle 22.30, buio pesto, non trovo il porto nemmeno col GPS
vorrei continuare fino a giorno e approdare in un altro porto
ma lui dice che è più intelligente fermarsi qui.
Luciano telefona a Max e dice che vuole incontrarci a Otranto
“Ma ci fermiamo a Otranto?”
“Si, lì lui ci può raggiungere più facilmente”
“Immagino che sia un’altra decisione intelligente delle tue”
“Pronto capitaneria di Santa Maria di Leuca, qui imbarcazione AB1234D
chiediamo il permesso di ormeggiare al transito, passo”
Mi rispondono che non dispongono di posti al transito
e mi danno il numero della società che gestisce il porto.
Chiamo ma nessuno risponde, chiamo anche sul canale 12 ma silenzio.
Max mi indica il fanale verde che lampeggia, ma non riesce a vedere il rosso,
prendo il binocolo e vedo una bella scritta verde lampeggiante "BAR",
dopo un po’ di giri finalmente vediamo l’ingresso dietro a un bastimento a due alberi
impavesato di luci che ci abbagliavano e non ci facevano vedere i fanali.
Entriamo e ci mettiamo all’inglese alla prima banchina
Max scende al volo e si mette a tenere ferma la barca con le mani
io a poppa cerco di tenerla e aspetto che lui leghi la prua
ma mi dice che non s’è portato dietro la cima
allora scendo io con la cima della prua ma scivolo
mi scortico un ginocchio e sento il tipico rumore di un telefono che cade in un porto
è il mio, gli ho dato un calcio mentre cadevo.
Adesso la prua è a posto, torno su e gli lancio una cima per sistemare la poppa
“Fammi un doppino”
“Allora dammi anche l’altro capo”
“Che cazzo ci fai con l’altro capo se mi devi dare il tuo”
Il ginocchio mi fa male ma adesso non ho tempo di guardarlo
lui è di nuovo nel pallone e va su e giù per il pontile tocca tutto come fosse matto.
“Sta buono, adesso siamo a posto monta su e andiamo a letto”
entra borbottando che pare incazzato.
Siedo sulla panca e guardo il ginocchio, una riga di sangue quasi secco arriva fino al calcagno
Disinfetto, incerotto vomito un po' e vado a dormire,
Anche oggi sono 128 miglia, in totale 494.9, abbiamo passato la metà.
Al mattino è arrivato puntuale l’ormeggiatore che ci ha chiesto 48 euri
e ha voluto l’indirizzo per mandarci la ricevuta (non arriverà mai)
Partiti alle sette, alle nove ho chiamato Paolini
tratta insignificante, anzi stupida, avremmo potuto andare più su
senza perdere tante miglia e senza perdere un giorno per aspettare Luciano.
Sembra una cosa da niente ma un giorno e venti miglia vogliono dire molto.
“Pronto capitaneria di Otranto, qui imbarcazione AB1234D
chiediamo il permesso di ormeggiare al transito, passo”
Mi rispondono che non dispongono di posti al transito
e mi danno il numero della società che gestisce il porto.
Arriviamo a Otranto alle due del pomeriggio dopo solo 25.8 miglia
 (potevamo farli la notte passata) che sommati agli altri fanno 520.7
Max scalpita e ha fame, vuole andare in un ristorante
“E il riso di Venere?”
“Lo mangiamo stasera”
Io mangio un primo e poi mi allontano dal tavolo per vedere il gran premio d’Ungheria
lui ci aggiunge una impepata di cozze e una frittura.
Quando torno al tavolo russa con la testa riversa indietro e la bocca spalancata,
la signora dietro il banco mi guarda come se rimproverasse me,
prendiamo il caffè, uno liscio e senza zucchero l’altro con abbondante sambuca,
paga e suggerisce al cameriere come si deve fare l’impepata, io mi defilo silente.

5 commenti:

  1. Amanda, Sono brontolone vero?
    A volte però mi dio che è meglio brontolare che buttarlo in acqua e scappare.
    Sari,(seconda di 5) A Max tutti gli anni regalo una bottiglia di sambuca
    e lui mi regala un pezzo di parmigiano di montagna vecchio di 5 anni
    devo riconoscere che nel cambio ci guadagno io quindi st'anno gli regalerò 2 bottiglie.
    l'anno scorso il regalo di natale me l'ha fatto a Marzo perchè prima s'era scordato.
    Lui è così, quando lo vedo m'incazzo ma è il mio socio (solo nella barca) e tale resta.

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  2. Letto anche queste disavventure. Scommetto che l'anno prossimo ci ripensi prima di fare una vacanza come questa con Max

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  3. Grazie Luigina,
    lo vedo da un pezzo ma posso farci qualcosa?

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Ho una gran fiducia in tutti quanti ma sono stato costretto ad aggiungere un test di verifica. Abbiate pazienza.