domenica 12 giugno 2016

Armandino l'idraulico



In questi giorni hanno aperto i bagni del Duca
e tutti corrono al museo a vederli
arrivano a frotte anche da fuori
col treno, le corriere, in macchina e parecchi anche in bicicletta.
Arriva gente di tutti i tipi, insegnanti con gli allievi, professionisti,
preti e suore, e chissà chi altri senza alcuna distinzione di mestiere,
sarà perchè gli han fatto una sacco di pubblicità
ma tutta sta gente che viene a vedere dove la faceva il Duca
francamente non me la sarei aspettata,
solo da me che c’ho lo sciacquone rotto
l’idraulico non viene manco se lo pago
m’ha detto che veniva sabato ma poi m’ha telefonato
che aveva un impegno fuori città,
domenica manco a cercarlo tanto lui va sempre via
e allora stamattina sono andato a casa sua
quando ha aperto gli ho detto
“Oh Armandino, mi scappa la cacca”
gli ho fatto vedere il rotolo di carta che mi ero portato da casa
e son corso a chiudermi nel suo bagno.
Quando sono uscito abbiamo fatto un aperitivo
e mi ha promesso che domattina alle 7 e mezza arriva a casa mia
ho idea che stavolta viene.

domenica 14 febbraio 2016

L'infarto di Max



“Oh Max  arrivo tardi che c’ho da fare”
“Quanto tardi”
“Almeno mezz’ora”
“Dai fà alla svelta che stamattina viene anche Chico”

Io mi do da fare a correre per la strada ma come sempre succede
più hai fretta più imbranati ti trovi davanti,
arrivo alla barca ma non vedo Max,
salgo ma non lo trovo, non c’è manco al cesso che è il posto che frequenta di più
c’è solo un capannello di gente più in là in banchina
da cui si stacca uno che mi viene incontro e mi dice che Max
l’ha portato via l’ambulanza perché gli è venuto un infarto.
Io lo guardo e mi vien quasi da ridere,
anzi non so proprio se mi sta prendendo in giro o dice sul serio.
Poi mi spiega che quando il figlio è arrivato
e l’ha trovato riverso sulla coperta con la cima d’ormeggio in mano
s’è messo a urlare disperato e qualcuno ha chiamato l’ambulanza.
Quello stronzo del dottore che c’ha la barca più in su, verso il mare,
passava da lì, l’hanno chiamato e lui è andato a vedere,
ha chiesto se era stata avvisata l’ambulanza
e a uno gli ha detto piano che non c’era più niente da fare e è andato via.
L’ambulanza è arrivata quasi subito, gli hanno infilzato una flebo e l'hanno portato via.
“Ma era vivo?”
“Certo che era vivo, hanno faticato a togliergli la cima dalla mano,
ma lui era vivo, è stato difficile portarlo dalla barca all’ambulanza
te capisci, più di cento chili…”

Mi metto a sistemare la barca che c’è un casino che non si capisce niente,
non fa mai niente e per una volta che ha preparato tutto per poco tira le gambe.
Anche il motore aveva acceso.
Porco boia, speriamo che non more, se mi muore 
chi ha voglia di andare a tribolare con la moglie la compagna e i figli!?
Già mi vedo con quelle due tracagnotte a tirar su 14 metri di randa;
no, no, piuttosto vado al largo, cavo l’elichetta del log e la faccio andare a fondo.
E adesso non so se perdere il tempo a mettere a posto o andare all’ospedale.
Faccio tutto lentamente per avere tempo di pensare
ma poi chiudo il tambuccio e vado all’ospedale a vedere se mi danno qualche notizia.

Fuori dal reparto di terapia intensiva trovo Chico che piange
“Oh, allora?”
“Proprio a me doveva capitare”
“Meglio a te che a casa, pensa se succedeva a casa,
la Cri si pisciava addosso paralizzata dalla paura e tuo babbo faceva in tempo a crepare”
“Cosa facciamo adesso?”
“Stiamo qui che se arrivano tua madre e la Cri si prendono per i capelli
e allora sai che bellezza”
Difatti sono arrivate e a me mi tocca barcamenarmi e badare ora all’una ora all’altra
“Cosa è venuta a fare quella puttana! Vuole l’eredità? Ma io le cavo gli occhi”
Ma quale eredità che è così ricco che fregherebbe gli spicci ai barboni
“Cosa cerca quella stronza che l’ha buttato fuori di casa e m’e toccato raccattarlo a me”
Ma guarda te che sto manichista  (segaiolo) mi fa tribolare anche da moribondo
come avrà fatto poi a scegliere ste due megere lo sa solo lui.
Ripenso alle cazzate che si fanno in barca e mi viene in mente
quando a Ostia ha preso a testate la gru e si è ribaltato sulla banchina semisvenuto
Mi vien da ridere e Chico mi guarda di traverso.
Chissà perché nei momenti più drammatici mi vien da ridere
a volte penso che l’essere scemo sia la mia salvezza
altrimenti dovrei fare una strage dentro casa
invece penso a una cazzata, rido e mi passa tutto.
Son tornato dopo un paio di giorni
“Son venuto a trovarti perché può essere che è l’ultima volta che ti vedo”
“Perché  vai via?
Lo sai che ho visto Dio?”
“Ma va? Che faceva ti offriva un bignè alla crema? o un caffè con la sambuca?
Ma perché invece non provi a vedere di dimagrire
che c’hai più lardo te che una stalla di porci?!”
Visita breve perché ricordo che quando l’infarto l’ho avuto io
non vedevo l’ora che quelli che mi erano venuti a trovare se ne andassero.
“Ciao Max, torno dopodomani”
Quando arrivo alla porta mi fà
“ Oh Numa  sai qual'è la canzone del grande puffo?”
“No”
“Ce l’ho grande ce l’ho blù…”
Camperà, ostia se camperà!

venerdì 8 gennaio 2016

31/12/2015



Mancano ancora dieci chilometri
credo che una decina di minuti posso resistere.
Sono fuori città e mi manca il fiato,
quello davanti a me non si muove,
uno dei soliti paralitici del volante che tengono il piede più sul freno che sul gas
ecco, sono davanti alla porta del pronto soccorso che aspetto
finalmente arrivano con la barella e mi caricano
uno mi dice che non posso lasciare la macchina lì
“Spostala te coglione”
“Non c’è bisogno di offendere”
“Pensavo di farti un complimento”
Ho già una flebo infilzata nel braccio e mi pare di cominciare a respirare
si, adesso sto meglio, dev’essere una flebo d’acqua santa.
mentre mi “lavorano”arriva un’altra barella,
c’è sopra un fagotto che si lamenta perché non gli trovano la vena
dice che vuole che chiamino un esperto
“Io vi conosco, voi non siete capaci a trovarla”
L’infermiera mi dice all’orecchio che viene almeno una volta al mese
perché ha mal di testa ma in realtà non ha niente,
mi giro, la guardo e le faccio un sorrisino e lei risponde,
La conosco, è la moglie del fratello di Ennio,
una di Napoli che gliel’hanno trovata e mandata su per fargliela sposare,
un po’ sempliciotta come lui e Ennio poretto che li deve badare tutti due
anzi, tutti tre che hanno fatto pure una figlia.
Mi cambiano stanza e mi mettono in osservazione,
una camera a 6 letti, 3 a destra e 3 a sinistra dell’ingresso
sulla sinistra della porta c’è una signora con figlia
a occhio una ottantina di chili alta una metro e 20
nel letto centrale a destra c’è uno che pare un idraulico con tutti i tubi che c’ha addosso
è attaccato a una macchinetta che emette un bip continuo secondo le pulsazioni.
cerca di fermare ogni infermiere che passa ma sbaglia i tempi
e alza la mano emettendo un rantolo dopo che sono passati
per cui nessuno se lo fila.
“Di che cosa ha bisogno?”
“Ho freddo”
“Ma c’hai la coperta in fondo al letto, perché non la tiri su?”
“Perché m’hanno detto di non muovermi”
“Ma se ti muovi cosa succede?”
“Si sente la macchinetta che va più svelta”
Per me questo è come la cognata di Ennio, mi alzo e gli tiro su la coperta
con una mano sola perché con l’altra tengo alta la flebo,
adocchio un paletto per reggere il flacone e lo attrezzo per me.
Dopo un po’ arriva una barella con sopra una montagna,
lo scaricano in tre sul letto davanti al mio, lui si rizza seduto ,
ha una maglietta blu che non riesce a coprire il ventre
chiede di fumare, per la verità non si capisce quel che dice,
si capisce solo il gesto, l’infermiere gli dice che non si può ma lui insiste
lo vuol far stare sdraiato ma quello si rialza in continuazione
e ogni volta chiede di fumare. Leggo sulla casacca dell’infermiere la scritta
“PSICHIATRIA”
Mi pareva!
Arrivano due infermieri che gli mettono un sondino su per il naso
vanno avanti un quarto d’ora per farglielo arrivare alla stomaco
poi gliene mettono un altro nel sedere e lì c’è stata una specie di guerra,
sarà anche matto ma al culo ci tiene!
La signora a sinistra dell’ingresso mangia un panino praticamente mezza baguette,
ne addenta mezza alla volta e poi s’aiuta con un dito
per farla stare dentro la bocca e mastica per 20 minuti.
Incrocio lo sguardo d Roberto, questo è il nome dell’intubato sui due fronti,
non è molto rassicurante anzi mi pare un po’ minaccioso
spero che l’abbiano sedato,
lo fanno girare su un fianco e l’infermiere comincia a succhiare con una siringa dal tubo superiore,
succhia e versa in un secchio un liquido denso e marroncino contando le siringate,
nella stanza si espande un profumo che è una bellezza,
la lupa di sinistra imperterrita continua a mangiare,
ogni tanto dà due sgonzate a una bottiglia di coca cola, la figlia le chiede se vuol uscire
lei che mastica a 4 ganasce risponde con la bocca piena che vuole stare lì
e allora esce la figlia con un fazzoletto sulla faccia.
Arriva un’altra barella con un anziano sopra,
dietro lui una processione di parenti che gli chiedono dove sono le carte e i documenti
lui sta a bocca aperta e occhi chiusi senza rispondere e loro insistono,
intanto una infermiera gli sta mettendo un pannolone e qualcuno dei parenti l’aiuta.
arriva anche un altro paziente che per metterlo al suo posto fanno spostare il siringatore di Roberto
adesso siamo al completo quello di fianco mi dice che sente freddo perché la porta è aperta
penso che se uno si azzarda a chiuderla gli tiro il comodino.
L’uomo della siringa mi chiede a che numero era arrivato,
“Cazzo m’hanno fatto perdere il conto”
“Eri a metà”  (perché ogni tanto mi invento queste stronzate ancora non l’ho capito)
“Ah, meno male che le hai contate te”
e ricomincia a siringare.
“Adesso Roberto facciamo un clisterino, fai il bravo che vedrai che dopo stai meglio”
“Abbi pazienza, glielo fai qui?”
“Perché?”
Allargo le braccia per fargli capire che stiamo morendo in una camera a gas,
lui risponde che dobbiamo aprire la finestra poi ci ripensa
chiama uno ad aiutarlo e portano via Roberto
manovrando il letto come fosse un camion, sbatte sullo stipite già martoriato della porta
e il sedere deflorato di Roberto scompare tra la soddisfazione degli spettatori.
Quello di fianco mi dice che sente freddo,
cerco un’altra coperta dentro un armadietto, la trovo e gliela stendo sul letto,
adesso ne ha tre, secondo me nella flebo gli hanno messo azoto liquido.
La lupa continua a mangiare e tra un morso e l’altro chiede alla figlia di metterle la padella
lei risponde che gliela mette dopo che ha mangiato
“La voglio adesso che mi sto pisciando addosso!”
L’anziano col parentado al seguito vuol cambiare il pannolone,
deve essere stato stimolato dalla signora e l’ha fatta,
arriva una infermiera che pare una bambina chiede ai parenti di aiutarla a cambiarlo
ma loro sono troppo intenti a chiedere dove sono le carte
"LE hai messe in soffitta?"
"Le hai messe in garage?"
e così elencano tutti i posti di casa del circondario e anche delle case dei vicini.
Lui sta immobile con gli occhi chiusi e la bocca spalancata
l’infermiera bambina si rompe le scatole e lascia l’anziano girato su un fianco
col pannolone nuovo che non è riuscita a chiudere
e così tutti possiamo ammirare questo enorme televisore all’aria.
Nel letto davanti al mio posizionano la cognata di Ennio
che ride e si mette a far salotto con il vicino
le hanno sicuramente indovinato la vena.
Sono le quattro del pomeriggio e mi fanno un altro prelievo.
Entrano un paio di portantini e dicono alla lupa che la devono portare a casa
lei non vuole andare la figlia dice che non si può portarla via perché sta male
loro la prendono di peso e la caricano su una barella e vanno via
la figlia s’attarda a raccattare tutte le cose che aveva messo a posto
per bene pensando magari che l'avrebbero tenuta qui per un pezzo.
Mi vien da ridere pensando che la scaricheranno alla pizzeria più vicina.
Si sente urlare da fuori, sono Roberto e l’infermiere,
non ho il coraggio di pensare cosa sia successo, ma visto quel che facevano
un sospetto mi viene e difatti l’odore che arriva me lo conferma.
Finalmente arrivano due a finire di impannolare  il primo a destra
l’infermiere si incazza coi parenti che non possono stare così numerosi
“Uno solo, decidete voi chi resta ma qui ci sta uno solo e alle sei va via”
dopo un po’ di discussioni lasciano la figlia
ma si raccomandano che si faccia dire dove sono i documenti.
E’ arrivata la moglie di quello che fa salotto, gli dice che ha parlato col dottore
e che ha insistito per farlo ricoverare perché fanno capo d’anno in casa
e c’è un sacco di gente e nessuno può badare a lui.
Lui la guarda un po’ interdetto io mi metto a ridere, l’azotato ride anche lui
la cognata di Ennio mi chiede che cosa c’ho da ridere
“Niente, m’è venuto così”
“Te c’hai la faccia da birichino, quando t’incontro per strada ti meno,
guarda che lo faccio, io son di Napoli e noi napoletani le cose che diciamo poi le facciamo,
sta attento”
Sono ormai le 5 e mezza, vedo la faccia di Roberto che guarda dentro la stanza
da dietro il vetro dello spioncino che c’è sulla porta,
potrebbe guardare dalla porta spalancata
ma lui passeggia per il corridoio e ogni volta guarda dentro da lì.
Vado in bagno col mio paletto per flebo che da parecchio non manda giù più niente
la finestra del bagnetto dà su un terrazzo che per avere più posto hanno chiuso
e adesso è una stanza adibita a magazzino, dentro c’è una che sta telefonando
io faccio le mie cosine e lei capisce cosa sto facendo e scappa.
Mi vien da ridere pensando che l’unico momento in cui un uomo non può far male a nessuno
è proprio mentre fa pipì.
Entra un dottore in stanza e mi dice che ho contratto un virus intestinale
mi manda a casa perché non è il caso di tenermi lì,
stanotte arriverà un sacco di gente e lui ha bisogno di liberare i posti.
Mi vesto e vado a casa a piedi, una passeggiata mi farà bene
e poi devo smaltire la sbornia da pronto soccorso
cammino svelto e ogni tanto mi vien da ridere
ripensando a tutto quel che è successo nel pomeriggio
la gente che mi vede penserà che sono scemo,
comunque meglio scemo che infermiere al pronto soccorso.




giovedì 20 agosto 2015

Dal 17 al 3 (quinta di 5)




“Pronto capitaneria di San Benedetto del Tronto, qui imbarcazione AB1234D
chiediamo il permesso di ormeggiare al transito, passo”
Mi rispondono che non dispongono di posti al transito
e mi danno il numero della società che gestisce il porto.
Arrivati a San Benedetto del Tronto alle 8 di sera dopo una navigazione tranquilla
con la pioggia che ci circondava ma che non ci ha mai raggiunto.
Ormeggio 40 euri che comprendono luce e acqua. Altre 60.3 miglia alle spalle.
Doccia veloce in barca e poi fuori. Sulla banchina c’è una festa con cena,
mi avvicino al banco, dico che noi non c’entriamo niente
"Siamo quelli ormeggiati qui di fianco"
"Venga da questa parte"
e mi riempiono due piatti di rosticini, salcicce e patate arrosto
poi passano con pomodori che sembrano bistecche, birra e anguria.
Le Marche che cuore la gente!
Ringraziamo e ce ne andiamo in città dove c’è la notte bianca.
Ascoltiamo un gruppo che rifà i successi dei Pink Floyd
e alle una andiamo a letto.
Alle due arrivano 5 messaggi con foto del meteo mandati da Max;
è straordinario, trova il modo di rompere anche quando non c’è.
Partiti da San Benedetto alle 7 e mezza, all’uscita timona Luciano
“Oh, sta un po’ più nel mezzo”
La chiglia scivola sulla sabbia del fondo e la barca rallenta,
retromarcia al volo e si riparte (è culo!).
Navigazione tutta a motore fino ad Ancona poi vela fino a Senigallia.
Chiamato Paolini. Pranzo di fortuna
nel senso che iersera non abbiamo fatto cambusa
e oggi c’è pane duro, tonno o simmenthal, a scelta,
il vino (Chiaretto del Garda) fresco non è mai mancato.
La solita commediola con la Capitaneria di Senigallia e ormeggiato alle 19.
40 € anche qui, però qui abbiamo anche la doccia calda con chiave personale
(che mi sono scordato di riconsegnare e adesso è qui davanti a me)
Cenato alla Lega Navale, conoscevo già l’ottimo ristorante a prezzi stracciati.
In città c‘è il Summer Jamboree, una bellissima festa in cui tutti ballano
e vanno vestiti come negli anni 50 con musiche dell’epoca,
Nonostante la stanchezza mi son perso volentieri tra le bellissime musiche
degli albori del rock, anni spensierati, di grande crescita, diversi da adesso
ma abbiamo bisogno anche di queste cose.
Partenza alle 8 e mezza perché prima il benzinaio aveva da fare (?)
ero convinto che facesse il benzinaio
invece mi dicono che prima innaffia l’orto.
Mare mosso poco vento e dritto sul naso aria fresca.
E’ l’ultima tappa, sono stanco, i piedi mi fan male
ma qui tocca ancora stare in piedi perché è pieno di allevamenti
e tutti mettono le nasse per la pesca delle seppie
e andare col pilota automatico è pericoloso.
Arriviamo al traverso di Marotta,
qui sono stato in vacanza per anni quando i bambini erano piccoli
bei tempi, si lavorava in pieno e i partiti non erano tutti uguali,
avevamo ben preciso cosa volesse dire avere una idea politica
una specie di lume, una coscienza che ti fa ragionare su cosa sia giusto,
oggi è tutto confuso, dicono che le ideologie sono roba sorpassata e deleteria,
sarò vecchio ma sono troppo affezionato alle mie idee giovanili.
Ero comunista e mi piaceva esserlo, forse lo sono ancora
ma mi manca quella piacevole sensazione di essere dalla parte giusta.
A Marotta c’è la casa della Paola compagna di scuola
che un giorno dovrò andare a trovare che ogni tanto me lo dice e io non vado mai.
Torrette; Penso a tutto questo viaggio,
lo vedo come fosse un film americano dove il viaggio è un modo per ritrovarsi,
al contrario che da noi che è sempre una valigia legata con lo spago, una emigrazione,
io non so se mi sono ritrovato, ho avuto pensieri buoni e cattivi,
ho visto il mare e solo lui, senza terra intorno
e di notte, più che di giorno, è paurosamente vuoto,
sapere che sotto di te ci sono duemila metri o dieci non è la stessa cosa
e non è come camminare al centesimo piano di un grattacielo o a piano terra,
avere tanto mare sotto e niente all’orizzonte ti fa pensare
che andare a fondo vuol dire non avere una tomba tua
e io perdio alla mia tomba ci tengo, la fatta nonno perché ci voleva tutti lì
e lì vorrei andare sennò magari s’incazza anche,certo non subito;
nonno sa aspettare, ha aspettato tanto in galera sotto Mussolini aspetterà anche me.
L’esser soli in mezzo a tutta st’acqua fa pensare
a molte delle cose che non pensi di solito serve a cercarti
e anche a capire i perché delle scelte fatte nella vita,
era anche questo il senso che cercavo nel mio viaggio,
non so ancora cosa ci sarà di diverso da prima a dopo
ma in questi giorni mi pare di apprezzare più i silenzi che le parole,
forse passerà ma per adesso sto bene così.
Metaurilia poi Fano sassonia mancano sette miglia e mezzo;
abbiamo navigato ai margini di tre mari
ma in tutti abbiamo potuto vedere quanto la nostra stupidità
ci porta a voler male alla natura, la sporcizia è sovrana
anche al largo dove non te l’aspetteresti,
abbiamo trovato bottiglie e sacchetti di plastica, cassette di pescatori
boe alla deriva e perfino palloni e palloncini col filo ancora attaccato.
è del tutto inutile che costruiamo depuratori per “ripulire” i nostri scarichi
quando poi mettiamo nel mare porcherie
che fanno altrettanto male al sistema.
Dovremmo imparare a comprare solo quello che ci serve davvero
e a buttare solo quello che non è più utilizzabile.
E anche le coste così belle e varie sono diventate un susseguirsi di brutte case
una colata di cemento che non lascia spazio al paesaggio
che a volte è scosceso e pieno di grotte, altre bruciato dal sole e dal vento
o di colline con campi lavorati, proprio questa varietà che ci rende ricchi
l’abbiamo quasi completamente annullata
per l’egoismo di avere due camere al mare.
Fano lido 6 miglia all’arrivo, forse lì oggi c’è la mia Bianca
che soffre facendo finta di ridere perché mi ha detto
che babbo e mamma non si vogliono più bene.
Non mi riesce in questo momento di fare una analisi
del perché succedano queste cose, è troppo il coinvolgimento personale
per un esame lucido e sincero ma anche per questo il viaggio è servito,
nei lunghi momenti di noia si cerca di trovare un bandolo che ci aiuti
a risalire alle cause e anche alle soluzioni dei problemi che ci affliggono
forse non riuscirò a risolvere niente
ma l’essermi letto senza pressioni esterne
mi ha certamente aiutato a capire cosa voglio
anche se non sarà servito a trovare il modo giusto per ottenerlo.
Mancano poco più di tre miglia ma questa tratta che poi è la più corta
pare non finire mai, alla fine del mio viaggio avrò compiuto 896 miglia
per capirci meglio sono 1660 chilometri
e sebbene fossimo sempre in due sulla barca
credo di aver passato più tempo con me stesso che con altri.
900 miglia di esperienza, con venti e mari diversi ormeggi in rada e porti
che mi hanno fatto crescere come diportista, ho cambiato le vele,
le ho messe a riva e ammainate, le ho regolate al vento, ho vinto la paura
e resistito al mal di mare, ma non credo di essere diventato un marinaio,
un marinaio è altro ancora, e io ho ancora tanto per esserlo.
Arriviamo al porto che sono le una, c’è solo la moglie di Luciano
è anche un po’ scoglionata, fra un po’ arriveranno i miei,
ci stringiamo la mano e ci promettiamo di vederci i prossimi giorni.