lunedì 4 marzo 2013

Percetti



Percetti era un uomo non ancora vecchio, grande nel senso che era alto e grosso-
Era buono Percetti di quella bontà che si vede dalla faccia e dal culo grosso.
Ci siamo conosciuti in ospedale, in una camera a quattro in cui ero ricoverato non ricordo perché
Aveva un pigiama a righe verticali che, messo ad un uomo cosi corpulento,
lo faceva sembrare un materasso ammucchiato sopra un letto,
I nostri letti erano vicini e già dalla prima notte insonne ci si era conosciuti e ci si dava del tu,
tant’è vero che mi chiese subito se gli davo una mano ad alzarsi per andare al cesso.
La sera arrivava un inserviente della cucina e ci portava un cartoncino
dove fare delle crocette in corrispondenza ai piatti desiderati il giorno dopo;
una sera dopo aver fatto le mie croci prendo la sua scheda e leggo
Primo piatto:
Cappelletti in brodo
Ravioli burro e salvia
Cannelloni col sugo di carne
Riso in bianco
“ Ma non è possibile” mi dice, “Sta roba non l’hanno mai data”
“Domani è il compleanno del primario, toccherebbe anche regalargli qualcosa”
Gli altri due mi guardano e sorridono ma stanno zitti,
“Allora prendo i cannelloni”
“Ma ti fanno male, non è meglio due cappelletti in brodo?”
“ Si, mi sa che hai ragione fa la croce sui cappelletti”
Secondi piatti:
Fiorentina, specificare peso
Coniglio in porchetta
“ Porco d’un boia, la fiorentina!”
“Ma quanto la vuoi grossa?”
“Io qualche volta l’ho mangiata anche da un chilo”
“Mi sa un po’ esagerato, facciamo mezzo chilo”
“Fa un po’ te, ma io se ne viene di più la mangio”
Contorni
Dolce
vino
e spumante
“ Il dolce mi farà male? Perché c’ho il diabete”
“Se te lo danno vuol dire che stai guarendo”
“Allora metti anche il dolce, metti tutto che son stuffo di risino e purè”
Come al solito si passa la notte quasi in bianco e ogni tanto mi parla del pranzo del giorno dopo
e gli viene il dubbio che abbia ordinato troppa roba.
“Se è troppa la lasci nel piatto, il peggio è se era poca”

La mattina dopo arrivano i dottori in visita
E dopo le visite a tutti quattro, quando ormai sono alla porta Percetti grida
“ Oh dottore auguri hè,
più tardi arriva mia moglie gli dico di portarvi una coppia di piccioni
intanto auguri”
I medici si guardano senza capire a chi dice, poi il primario gli fa
“Non si disturbi Percetti, grazie ma non si disturbi”
“Hai visto che è vero che è il suo compleanno e te non ci credevi”
Dopo un po’ arriva Pasquale con la puntura
Percetti si mette di fianco con la schiena alla porta e tira giù un pezzetto di pigiama
Pasquale glielo tira giù del tutto lasciandolo col culone peloso nudo che pare un orso,
strofina con l’ovatta gli fa la puntura e lui manco s’accorge poi gli dice
“ Percetti aspetta un attimo, non ti muovere” e va via
E’ orario di viste, la gente passa e dalla porta aperta vede l’impero di Percetti esposto
E si sentono le risa per il corridoio, poi arriva la moglie
“Tonino che ci fai col sedere scoperto”
“Aspetto Pasquale”
Lei poveretta glielo copre col lenzuolo si mette seduta di fianco e gli parla della casa,
dei figli e dei parenti che gli mandano il saluto.
Piano piano arriva ora di pranzo e lui, archiviato lo scherzo di Pasquale,
è da un pezzo che sta seduto al tavolo e aggiusta la tovaglia e pulisce le posate nel tovagliolo,
quando arriva il carrello gli danno il vassoio, lui apre il coperchio e
minestrina in brodo, fettina, e erba cotta
Lui mi guarda e mi fa “Gliel’hai detto te di portarmi sta roba?”
“No, ma mi sa che si sono scordati di mettere i cappelletti nel brodo
e la fiorentina s’è ritirata”
“ Mo va caghè burdel è tuta stanot c’hai pens” e ridiamo tutti di gusto.
Siamo andati avanti una decina di giorni a fare la commedia,
io gli leggevo il biglietto col menù e lui sceglieva
poi quando arrivava la roba si faceva finta che fosse quello che avevamo scelto
siamo arrivati perfino alla cucina francese con la soupe de poisson oppure les escargot a la bourguignonne
“Che roba è?” “Lumache col finocchio” “Ma le mangiano anche in Francia”
“Si, te ne danno solo sei e le paghi come fossero seicento”
“Se vieni a casa mia le ho già messe a spurgare, te le regalo”
“Si, ma vedi come funziona, da te si mangia tanto e non si paga niente,
da loro si paga un casino e si mangia poco, difatti tu sei all’ospedale e loro a casa”.
Siamo stati bene insieme, il burbero Percetti s’era squagliato
e adesso rideva anche della sua trombetta (tempo di trombina) che non andava mai bene.
Se n’è andato dopo pochi mesi
e io in questa notte d’insonnia son qui a ricordarlo.
Sono diventato amico coi figli che sono i miei carrozzieri,
Sergio che è un compagno e parliamo spesso di politica
e Mauro che di politica non gliene frega niente
e c’ha da quarant’anni la stessa  fidanzata che sta a Rimini e si vedono nei fine settimana,
ogni tanto parliamo del povero Percetti e ci facciamo due risate alla memoria.

25 commenti:

  1. Hey, bentornato. Cominciavo a preoccuparmi. Speravo di vederti a Padova o Verona. (O ci sei venuto in incognito?) :D
    Un abbraccio.

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  2. Mi piace tantissimo questo Percetti...oggi nemmeno più in ospedale si riescono a creare questi bei rapporti.
    E mi piace l'amicizia durata nel tempo con i figli.
    A te, come sempre, bravo per il tuo coinvolgente modo di raccontare le storie.
    Buona giornata.
    Anto

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  3. Ora conosco anche Percetti.
    Sì, hai il dono di far immedesimare.
    Cristiana

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  4. Tra malati si possono creare questi bei rapporti perchè ognuno lascia da parte quel che è costretto ad essere ogni giorno ed è libero di ridiventare sé stesso.
    Il racconto è gustoso per il fatto che lo racconta simpaticamente Paolo, lui sa trovare l'eccezionale anche nel feriale.

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  5. Ci sai fare, si vede che ti viene naturale. E' un dono e sul web conta moltissimo.
    Dici molto, fai vedere e sentire, poi, dietro, dopo la lettura, spunta tutto il resto e la lettura si allarga. Complimenti

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  6. Concordo con chi mi ha preceduto sulla tua grande capacità di raccontare con semplicità ed ironia la quotidianità e di saper cogliere il lato comico di ogni situazione, risvegliando sempre in chi ti legge ricordi simili. In questo caso mi son ritornate alla mente le mie 3 compagne di stanza quando 5 anni fa fui operata tu sai di cosa. Loro erano più gravi di me, ma mi facevano coraggio e divertire con le loro battute e considerazioni sulla vita anche col personale medico e infermieristico, tanto che ho mantenuto i contatti telefonici per diverso tempo anche coi loro familiari, che mi hanno purtroppo informato della loro recente scomparsa. Tuttavia ricorderò queste persone sempre con affetto e riconoscenza per aver reso più sopportabile la mia degenza e il dolore fisico.

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  7. ma sono io che sto diventando "orba" o non si vedono i commenti?Comunque,i tuoi sprazzi di vita sono sempre simpatici anche quando sarebbero tragici.
    E' sempre un piacere leggerti

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  8. Ciao Massimo, il tuo silenzio stampa mi preoccupava. Ma rieccoti alla grande con la tua penna piena di verve e con i tuoi splendidi personaggi che estrai dalla scatola magica dei ricordi come un mago i fiori dal suo cilindo.
    Un saluto militante
    Nina

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  9. e NINA dove l'hai lasciata? ;)

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  10. ZIO SCRIBA, no, non ce l'ho fatta, avrei voluto ma stavo troppo male
    ci vedremo e quando succederà capiremo che quel giorno era il giorno migliore per vederci
    AMANDA, si, era un bel personaggio sempre burbero ma tra me e la malattia siamo riusciti a squagliarlo.
    ANTONELLA, mi capita spesso di incontrarmi con quel che scrivi, è un bell'andare. Ciao Anto.
    CRISTIANA, grande compagna non ti stanchi mai, ricordi il film "Come eravamo"
    guardalo e poi mi dici chi mi pari te.
    SARI, l'ospedale è un luogo magico, un luogo di sofferenza in cui il gusto della vita torna prepotentemente e proprio lì che si può trovare sia la gran voglia di vicere sia la voglia di morire.
    OBLIVIOUS, benvenuto, non fare complimenti, prendi un the con noi e grazie per quel che scrivi sia qui sia da te.
    LUIGINA, te sei sempre buona con me anche se poi in privato mi rimproveri
    ma so che lo fai perchè mi vuoi migliore, grazie grazie sorellina.
    ADRIANA, Ormai anche te sei diventata una abituè delle belle parole, grazie anche a te.
    NINA, militante sempre al fronte, volevo chiamarti per andare a Padova o a Verona insieme ma non stavo i piedi e chiederti aiuto come se tu fossi una badante non mi pareva delicato, anche con te ci incontreremo al momento giusto, Grazie e ciao.

    E' da un po' che non leggo i commenti di Lara, chissà se è incazzata o sta poco bene, chi di voi ha contatti me la saluti.
    E spero che si faccia viva anche la Teresa che ultimamente non pareva d'accordo con i miei racconti.
    Ciao a tutti.

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  11. Come sempre. Che sto lì, mentre racconti, e vedo le cose.
    Sento persino l'odore, della minestrina.

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  12. gli ospedali in alcune occasioni li ho frequentati soprattutto per via della malattia di mia sorella, e in tutte quelle situazioni di sofferenza, portare un sorriso, una battuta o anche porgere un semplice bicchiere d'acqua, era un gesto che andava al di là della semplice cortesia, era un modo di dire: "non posso fare molto per la tua sofferenza, mi sento impotente, ma una semplice carezza e umana comprensione faranno sentire bene te e me". Vedere sorridere i malati ti allarga il cuore e ti fa avere fiducia;
    non c'è stata una sola volta in cui non ho visto solidarietà fra i compagni di stanza di un ospedale, a volte invece mi è capitato di vedere infermiere e infermieri a cui si era indurito il cuore.
    Quello che racconti è molto bello, e veramente ci fa sentire molto più umani e ci rasserena sul fatto che esiste anche un mondo dove "l'indifferenza" non è di casa.
    Preciso però che per esperienza personale anche nel mondo infermieristico ho avuto modo di conoscere persone umanamente splendide e che non finirò mai di ringraziare. I tuoi racconti fanno sempre star bene :)

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  13. è proprio nelle situazioni "critiche" -il ricovero è una di quelle- che l'animo di una persona diventa trasparente, perchè si è vulnerabili e quindi è più difficile fingere.
    e poi scatta la solidarietà tra pazienti, del genere "siamo tutti sulla stessa barca".
    durante l'ultimo ricovero di mio padre, a novembre, in reparto c'era un OSA che aveva preso in simpatia mio padre, ed era più terapeutico delle medicine.
    poi mio padre fu trasferito di reparto e gli mancò molto "il filtro" dell'OSA con le ciabatte rosse da comunista, tanto che divenne quasi ingestibile.

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  14. Bentornato!!! Stavo un po' preoccupata per la tua assenza, ma stamattina per fortuna ho trovato questo tuo post così simpatico. E' vero, in ospedale si fanno delle amicizia che si conservano, forse stare vicini di letto per lungo periodo instaura una confidenza che si sviluppa e trasforma in amicizia.... Qui a Torino non mi è capitato con la vicina di letto piemontese nè?, mentre con l'altra calabrese è stata una settimana di risate:-) Un caro saluto Paolo.

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  15. Purtroppo essendo stato ricoverato tante, troppe volte, ho assistito a casi come quello da te descritto e con qualcuno di quelli ricoverati strinsi a suo tempo una vera amicizia anche fuori dall'ospedale.

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  16. Molto bello anche questo racconto come al solito, ma ormai ci hai abituato bene.
    Mi hai fatto ricordare due fatti ospedalieri.

    Uno è di mio padre gravemente ammalato e del caposala, ritenuto da tutti una belva disumana, antipaticissimo e insensibile.
    Non so se fu per le condizioni del mio vecchio o fosse solito trasformarsi così con quelli che davvero avevano bisogno, fatto sta che nell'arco di pochi giorni ribaltai completamente il mio giudizio al punto da diventare amici.
    Quando mio padre tornò a casa per finire i suoi giorni nel suo letto, non passava settimana che non venisse a trovarlo e a sollevarlo un po' col suo buon umore e le sue barzellette.

    L'altro è di una settimana d'ospedale che mi è toccato sorbirmi grazie ad una mia sbruffonata sulla moto da trial.
    Mio compagno di stanza era un "Angelo dell'inferno" ricoverato per aver ficcato la testa di un avversario in una vetrina, una grossa scheggia di cristallo gli aveva lesionato due tendini della mano.
    Beh... nonostante le diverse filosofie di vita, il giorno che ci hanno cacciato fuori, ci siamo abbracciati davanti all'ospedale con gli occhi lucidi chiamandoci "fratello".

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  17. GIOIA, grazie, i complimenti di una che scrive come te fanno piacere.
    JANAS, In diversi cvommenti ho potuto notare quello che dici, quasi tutti noi abbiamo avuto esperienze di ricovero e pare si concordi che la solidarietà fra malati sia sempre stata forte.
    SILVIA, l'ho apena scritto a Janas, è un punto sul quale pare siamo tutti d'accordo
    la settimana prossima farò presente a Bersani le ciabatte rosse da regalare per la prossima campagna elettorale.
    RIRI, a dire la verità ero preoccupato anche io per la mia assenza, ma la tua apprensione mi fa felice, grazie.
    ALDO, ecco, da te, un'altra testimonianza di quel che abbiamo appena detto
    e un'altra ancora arriva da BEYK HAPPEL Che ringrazio ancora per i complimenti.
    Sarà bella la solidarietà in ospedale, ma preferirei non sperimentarla,
    son quasi certo che anche voi la pensate così.

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  18. volevo solo lasciare un invito ad un avvenimento : sabato 9 è il mio compliblog e sei il benvenuto

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  19. Accidenti, oggi è la festa delle donne e io mi commuovo per il Percetti?
    Auguro buone giornate a tutte le sante donne che ti circondano, fortunate loro!

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  20. Beh, dopo aver letto la storia mi pare proprio d'averlo davanti, il tuo Percetti, e mi sento dispiaciuta per la sua scomparsa, come succede per quella di un conoscente in carne ed ossa.
    In generale, sono stata in ospedale più che altro per assistere i miei familiari, ma sempre mi è capitato di familiarizzare facilmente e velocemente con altre persone in sala d'attesa come me. I momenti difficili avvicinano le persone molto più di quelli felici.

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  21. e che siano ciabatte crocks o modello crocks, occhio!

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  22. Hai raccontato con il tuo solito senso dell'umorismo una storia di umanità e fragilità umane, quando in una stanza d'ospedale si riscoprono l'importanza delle piccole cose e sopratutto dei buoni sentimenti, quando ci sembra che la vita sia al di fuori di quelle finestre e che il solo andare in bicicletta sia un privilegio.

    Mi è piaciuta la risposta che hai dato a Zio scriba, quando dici: quando c'incontreremo sarà il momento giusto.
    Questa è filosofia!

    Buona domenica !

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  23. ADRIANA, ci sono stato da te, è sempre un piacere
    LORELLAUNROSETO,alcune persopne hanno il dono di toccare quelle corde che suonano la commozione.
    SILVIA, le Croks mi sembrano un po' di lusso, ma adesso la mada ha invaso anche i corridoi dei reparti e ci adrgueremo.
    ALçESSANDRA, è vero che da lì la vita fuori sembra bella e non si capisce quanto invece l'umanità ce ne sia molta di più dentro quei muri. Non credevo che leggessi anche i commenti degli altri e le mie risposte.
    Grazie a tutti, la vostra terapia sta avendo i suoi frutti, con voi sto bene.

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  24. Ci avevi abituati così bene coi tuoi racconti settimanali che mi sento quasi orfana, ora che la cadenza è cambiata.
    Ti ho messo fra i blog che seguo così correrò a leggerti quando ne posterai ancora.
    Ciao!!!

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Ho una gran fiducia in tutti quanti ma sono stato costretto ad aggiungere un test di verifica. Abbiate pazienza.