domenica 27 gennaio 2013

Marì e i pompieri (tutt'intero)



La casa dove sono nato e cresciuto é attaccata alla vecchia caserma dei vigili del fuoco
e di conseguenza non ho nessun ricordo d’infanzia che non sia legato ai pompieri.
All’età di tre anni nonno Menchino mi chiese di sollevare una pompa a mano
ed io, abbracciandola coi braccini che manco ci arrivavano,
la sollevai per qualche centimetro. Nonno  allora mi prese in braccio,
 mi portò dentro casa, mi scalzò,
 poi, appoggiandomi allo stipite della porta,
fece una tacca col coltellino che portava sempre con sé
e poi con la matita scrisse:
“Paolo 25 Ott 1952 alza 8 Kg”
Da quel giorno si iniziò una tradizione che è continuata sempre.
Anche a casa mia, coi miei figli, il giorno del compleanno ci si misura scalzi
nello stipite della porta scrivendo nome e data.
Siamo quattro fratelli e lo stipite della porta della saletta è pieno di segni,
qualcuno si sovrappone, ma le date ci sono ancora tutte
e rispettosamente schivate dalle imbiancature.
A ora di cena, quando nonno comunicò solennemente la faccenda
del sollevamento della pompa e mamma chiese se la pompa era quella piccola,
nonno si produsse in una delle sue migliori finte incazzature
“Se ti dico che pesa otto chili come fa a essere piccola,   i-di-o-ta ! “
(sillabando bene, nonno lo diceva così i-di-o-ta,  e,
a dimostrazione che dalle case mai nessuno se ne va del tutto,
a volte ce lo diciamo anche noi così: i-di-o-ta).
Avevo ormai dodic’anni, era nato Massimo e a casa non c’era posto per tutti quindi
io dormivo nella camerata dei pompieri, la sera mettevo dentro la camionetta,
una bellissima Willy americana verniciata di rosso fiammante col telone grigio,
e la mattina la riportavo fuori, la spolveravo e la tenevo sempre lucida
che pareva la macchina di un ministro.
Una volta sola portai fuori anche il Dodge,
un camion residuato bellico verniciato di rosso anche lui che tutti dicevano
che era americano quindi potentissimo e di gran marca.
Era il mese di ottobre e un pazzo incendiario si aggirava per le campagne
a dare a fuoco ai pagliai e non c’era un giorno di pace
e, appena si sentiva squillare il telefono, i pompieri correvano a prepararsi
e qualcuno urlava “ Palin la sirena! “
Allora mi catapultavo su per le scale fino al terrazzo e mi attaccavo alla manovella per suonare la sirena che richiamava i volontari.
I pompieri partivano col Dodge (ormai tutta la città lo chiamava così
come se fosse un cognome) e io rimanevo li a dare disposizioni ai volontari
per mandarli con la camionetta dietro a loro.
Il primo ad arrivare era Gennari, vecchio già allora, che si metteva seduto,
 a cavalcioni della sedia coi bracci appoggiati sulla spalliera davanti al telefono
per rispondere ad eventuali altre chiamate.
Arrivava sempre col cane, una bellissima setter bianca con sfumature marroni,
Martina, che gli si accovacciava a fianco
e, finito il trambusto, mi mettevo anch’io vicino a loro.
In quel periodo cominciai a uscire coi pompieri e stavo alla pompa.
Loro mi gridavano: “Acqua!” e io giravo la saracinesca,
“ Palin prolunga “ e io, tutto da solo, chiudevo l’acqua, svitavo il tubo,
avvitavo la prolunga alla pompa e anche al tubo
e poi urlavo: “ Prontaaa “ e, al loro comando, ridavo acqua.
Insomma ero preso e concentrato nel mio lavoro
e questa mia attività era ormai risaputa in giro.
La domenica mattina nonno mi portava alla messa alle nove a San Domenico; andavamo nei sedili di legno dietro l’altare dove stavano gli uomini
e, a volte, vedevo i miei compagni vicino alle loro madri,
laggiù nei banchi delle donne.
Non nascondo che questa cosa mi inorgogliva un po’
e sentivo la stima dei miei compagni coi quali però non parlavo mai di questa  faccenda dei pompieri nemmeno se me lo chiedevano:
le palline, le figurine Panini, i tappi a corona e il calcio erano ancora argomenti troppo importanti per essere messi in secondo piano.

Avevo tredic’anni e la passione per una chioma bionda mi rubava l’anima
finché un giorno quella chioma si sedette vicino a me nella panchina del Pincio
che aveva sostituito il vicolo e che i pomeriggi ci vedeva tutti insieme.
Giocando con la bottiglia, tra le risa di tutti, mi arrivò un bacio sulla guancia,
non un bacio fugace, come succedeva altre volte,
ma un bacio del quale sento ancora le labbra.
Io che diventavo matto solo a vederla di sfuggita
a quel punto ero pronto per il manicomio, ma cosa dico!
La pazzia non è niente in confronto, il cervello era troppo piccolo per contenere tutte le sensazioni che ci giravano dentro.
Ed ero ben cosciente della mia situazione mentale che me ne vergognavo anche
tant’è vero che se mi chiedevano se fosse vero che andavo con la Marì
negavo spudoratamente
Mi immaginavo già sposato con prole e lei al mio fianco.
Gli incontri si fecero giornalieri e ci scambiavamo perfino qualche parola
finché un giorno la sentii chiamare dalla madre.
Lei disse: “Mi chiama mia mamma”
ed io le risposi quasi con un gioco di parole: “Come si chiama tua mamma?” “Martina” fu la risposta e mi venne spontaneo dire: “Come la cagna di Gennari”
Ero pentito già a metà frase, mi maledissi cento volte, ma ormai era detta.
Non la vidi più e lo sconforto durò mesi.
Presi il collegio in cui fui mandato anche quell’anno per indigenza familiare
come la giusta punizione alla mia maleducazione
e anche l’infarto che giunse trentacinque anni dopo
fu probabilmente causato da quel terribile abbandono.
Gennari poveretto morì qualche anno dopo e Martina
(il cane, per carità non sbagliamoci) lo seguì dopo una settimana
Il fatto sviluppò un dibattito cittadino,
perché c’era chi voleva seppellire la Martina accanto al padrone,
e chi inorridiva al sol pensiero.
A dirimere la questione ci pensò don Filippo che dal pulpito,
alla messa di mezzogiorno della domenica in duomo dichiarò
che il cimitero era un posto sacro quindi non per cani.
La mattina dopo, sul retro di un cartello di lamiera dove erano i prezzi dei gelati
che stava attaccato al muro del C.R.A.L.
(Circolo Ricreativo e Assistenza Lavoratori- (posto per operai comunisti))
scritto con vernice rossa comparvero quattro parole:
“ DOVE SEPPELLIREMO DON FILIPPO?”
La scritta rossa spiccava con bei caratteri sulla lamiera
e se non fosse stato per il significato quasi blasfemo delle parole
si sarebbe dovuto premiare l’abile amanuense.
Lo scandalo fu grandissimo
e la gente passava apposta davanti al C.R.A.L per vedere il cartello.
Restò lì per qualche giorno sorvegliato dagli avventori
finché una notte, un anonimo figlio di prete lo staccò,
(i preti, è risaputo, un figlio connivente lo trovano a ogni cantone!).


I pompieri cambiarono caserma per una più grande,
il Dodge fu sostituito da un anonimo camion studiato apposta per loro,
la mia adorata camionetta Willy da una Fiat Campagnola.
Dei miei tutori, padri, fratelli e maestri ormai solo ricordi.
Damiani morì schiacciato dalla sua cinquecento mentre (si dice) “guardava” gli animali steso a terra per non farsi vedere, io che lo conoscevo bene so che Italo i tordi li vedeva bene solo allo spiedo e la lepre sulle pappardelle,
la caccia è sempre stata la sua passione e le leggi che la limitano la sua pena.
Bartoli, detto il pulcino andò in pensione ancora giovane
e dal giorno della messa a riposo, tutti i giorni, dalle otto del mattino alle otto di sera, si è recato in caserma a fare da  mangiare ai vecchi colleghi
fino al giorno che, stroncato da un infarto nottetempo, non si fece più vedere lasciando tutti digiuni senza pranzo.
Gobbi il comandante è morto qualche mese fa, vedovo e vecchissimo, si era sposato, dopo l’annullamento della sacra rota, con la Suntina, una donna piccolissima che ogni volta che la vedevo mi veniva in mente il circo con la nana più alta del mondo. 
Era diplomato infermiere e una volta, con una operazione durata quasi un’ora,
mi tolse dalla gola il manico ricurvo di un ramaiolo che chissà come avevo ingoiato.
Mi ricordo che ero steso sulla piana di marmo del tavolo della cucina dei pompieri,
il locale si andava riempiendo di gente accorsa per l’evento,
era scesa anche la Nice, la figlia zitella della maestra del piano di sopra
che siccome era signorina il padre non voleva frequentasse i pompieri.
Lei ubbidiente non li frequentò e signorina morì.
Alla fine dell’operazione Gobbi si lavò le mani e uscì,
(non credo che se le fosse lavate anche prima)
tutti gli spettatori lo seguirono per complimentarsi,
io rimasi solo, abbandonato sul freddo marmo
nonna mi prese in braccio e mi portò a casa
col sangue che ancora mi usciva di bocca.
E’ morto, Gobbi, con una mano appoggiata sulle natiche della badante
che ormai da tempo se le lasciava benevolmente accarezzare da quella mano
col mignolo ricurvo per lo scoppio di una bottiglia di acqua viscì.
Piero,  Giovannetti Piero, il più bel pompiere del mondo
che sfrecciava sulla sua MV Agusta per la Flaminia dando da dire a tutte le ragazze
è ormai su una sedia a rotelle e la paziente Egiziana lo sposta da una finestra all’altra.
Di Ciampi ed Etiopici non so niente, ma il primo pare sia morto in manicomio
e l’altro credo che aiuti il figlio che fa il falegname.
Asvero gode la pensione tra l’orto e i richiami per la caccia da capanno,
la cosa che mi piaceva di lui era la Moto Guzzi Falcone
sulla quale ho fatto i viaggi più belli della mia vita, nei posti che vedevo fotografati nell’atlante di mia sorella, passavo ore a fare brrruuummm seduto,
steso sul serbatoio e mamma che si incazzava perché mi viziavano.
Fece il militare nei pompieri, Asvero, in una città del nord
e un giorno tornato in licenza suona il campanello di casa
la madre scende per le scale e quando arriva al pianerottolo
lui da sotto le grida:
“Mamma questa è la mia fidanzata,
la donna che un giorno sarà mia sposa”
Chissà poveretto quante volte avrà pensato alla frase giusta da dire alla madre!
La signora maestra da in cima alla rampa di scale risponde:
“Disgraziato! Stamattina è morto tuo padre e tu ti presenti con questa sguattera!”
Non ricordo come sia finita ma ricordo che nonna corse sulle scale
e mamma mi trasferì in cucina.
Gino era morto, un ictus lo aveva fulminato mentre si lavava
e cadendo aveva sbattuto la testa nel lavandino fracassando sia l’uno che l’altra.
Gino era il marito della maestra e di mestiere faceva il marito della maestra.
Qualche volta gli capitava di scrivere le lapidi con lo scalpello
ma la maggior parte del tempo lo passava a dormire nell’orto
o nascosto nel fondo da dove ogni tanto usciva qualche rumore tipico da scalpellino.
Doveva essere anche uno previdente perché la lapide se l’era fatta da sè,
mancava solo la data di morte e per risparmiare gliel’hanno scritta a matita.

Una mattina, mentre passeggiavo per i giardinetti leggendo il giornale,
in uno degli ormai rarissimi ritorni in paese , la vedo davanti a me,
m’ha visto anche lei? Spero di no ma non è bello che cambi marciapiede,
abbasso la testa per immergermi nel giornale, mi passa di fianco,
…via, ormai è passata…
una mano mi tocca la spalla, “Numa!”
mi giro col miglior sorriso che posso e, Cristo quant’è ancora bella,
come potevo pensare che fosse per me, che cretino!
Qualche convenevole  e poi mi dice
“Ormai son passati quarant’anni ma ogni tanto mi viene in mente”
“Che c’è Marì”
“A te ho dato un bacio,   ti ricordi che t’ho dato un bacio?”
“Beh, si,  ma …eravamo bambini”
“ E no, stavamo per diventare ragazzi, eravamo più che bambini avevamo almeno tredic’anni, stasera vado a vedere, l’avevo scritto sul diario e i diari li ho ancora tutti”
Ma come cavolo può pensare che me ne sia scordato!
Me l’ha dato su una guancia e mi è entrato nel cervello, come la scordi una cosa così!
Mi prende sottobraccio e mi fa tornare indietro fino a casa sua,
sorrido e non riesco a farmi scappare niente dalla bocca,
lei parla e io faccio si con la testa, mi vedo come se fossi un altro,
mi vedo da dietro e vedo lei al mio fianco come fosse un film, roba da matti,.
Davanti alla porta di casa mi saluta e io
“Ciao Marì, salutami tuo marito”
“ Certo, ora però basta di fare l’orso, fatti vedere ogni tanto”.
Ma quale orso, è una vita che la schivo per vergogna, per paura, per scemenza…

Oggi sono in paese perché è Pasqua e mangiamo da Massimo,
leggo il giornale mentre passeggio, guardo l’orologio, mezzogiorno e trequarti
e alzo la testa, …ma guarda dove cazzo sono andato a finire,
cambio marciapiede, alzo il giornale, ci caccio in mezzo la testa
e penso che nessuno potrà riconoscermi, mi vedo da davanti, come in un film,
bene, così va bene,
si vedono solo due mani che reggono L’Unità.

26 commenti:

  1. Grazie! Comincio a leggere.

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  2. maremma peggio di una puntata di ER 'sta caserma dei pompieri!
    bellissimo racconto Paolo

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  3. Appassionante ( ma te sei Paolo o Massimo?)
    sei troppo bravo a raccontare.
    Ciao

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  4. devo dire che la storia del cane e del prete mi aveva incuriosito, e pensavo che nel seguito del racconto ci sarebbero stati altri risvolti...vedi cosa succede a non inserire il racconto per intero ? Che poi nell'attesa mi faccio il seguito da me! Stavo già pensando ad un intrigante protesta popolare! Comunque anche questa seconda parte è molto bella.
    Certo non è coerente leggere L'Unità e poi fare il separatisti di racconti :)
    Ma Santi Numi!!!:)) non è che ultimamente soffri della sindrome da sdoppiamento della personalità? ;)

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  5. ok è ora di dirlo, Paolo è quello a destra, Massimo quello a sinistra, al centro c'è Numa.
    Michele era in bagno...

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  6. Era ora! Janas e Nucci dove lo lasci? Per sapere chi era leggere il primo racconto

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  7. Palin il fortunato pei due nonni fantastici, per il servizio alla sirena e alle pompe... grande! Palin che si ficca un manico in gola (che ansia) Palin e il primo bacio che ancora scalda...
    Quel che mi piace in questi racconti, è che il protagonista non è mai interamente Paolo/Massimo/Numa/Nucci perchè lui lascia spazio ad altri personaggi, quasi a far capire al lettore che lui è la summa di tutti coloro che gli sono stati accanto e hanno influito sulla sua crescita. E lui non li dimentica.

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  8. Invece di andare a capo ho inviato... volevo salutare e ringraziare perchè i racconti degli altri attivano i miei, anche quelli che pensavo di avere dimenticato.
    Ciao!!!!!!!

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  9. Caro Palin, che dire...sei una forza della natura. Hai preso fra le braccia tutta la tua vita e la stai sostenendo con amore e passione. Ti ringrazio di aver deciao di raccontarla: e una bella vita piena di ciò che si chiama il vivere. Il dodge, l'intervento sul tavolo di marmo, il timore e i dubbi di non essere piaciuto abbastanza alla Marì, l'adoperarsi nell'operazioni di soccorso dei pompieri, responsabilità troppo grandi per un ragazzo, sono fatti attraversati da molti ragazzi della nostra generazione ("nostra" lo posso dire per aver fatto un po' di raffronto delle date): eravamo dei bambini adulti.
    Mi commuovono i tuoi racconti.
    Un abbraccio
    Nou
    n.b. Nel finale ci vedo pennellate di Magritte..

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  10. Anche a me, come a SARI capita nel leggerti di rivedere persone del mio passato...ti dirò che t'invidio per quanto sei bravo, e mi piace il tuo partecipare alla vita di tante persone dei tuoi luoghi, dell'infanzia, della famiglia, e delle ragazze che per prime ti hanno fatto battere il cuore...

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  11. Amanda, grazie, ma a casa vostra si sta ugualmente bene
    Unroseto in via cerreto grazie anche a te,
    spero che ti risponda qualcuno per dirti dov’è che si clicca per diventare follwer
    perché io francamente non lo so
    nonnamia, ho inserito la foto di Marco con la moto per fare le analisi, adesso la puoi vedere.
    Janas, te s’è mezza matta e è anche fatica starti dietro
    Una brava e intelligente come te con tutto il tuo sapere dovrebbe scrivere qualcosa di veramente compiuto e siccome ti piacciono i noir non ti mancherebbe manco il materiale, ciao.
    Lù, fammi il favore, diglielo tu a unroseto…. dove si clicca.
    Che tutti sappiano che la mia corretrice di bozze è la Luigina
    Che mi ha insegnato anche a fare il blog.
    Sari, credo che tutti siamo la somma di qualcosa e di qualcuno io parlo delle mie cose mettendo in risalto le vite di quelli che mi hanno dato e parlando di loro è come se mi sdebitassi (ma non del tuto) di quel che ho ricevuto.
    Fiori di zagara bel commento da critico letterario, mi si gonfia il petto
    Nou, eravamo bambini costretti a crescere alla svelta, oggi a che servirebbe farli crescere in poco tempo se poi si devono fermare a non far niente?
    Ciaolili, parli delle prime ragazze che m’hanno fatto battere il cuore, sapessi l’ultima che palpiti!

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    1. @Per diventare follower o lettore fisso sì può solo dall'altro Blog (Velarossa) passando dalla home pagein alto a dx (ma vedo che la domanda non c'è più da Roseto
      @ Che tutti sappiano che la CORRETTRICE di bozze sono sì io, ma che Paolo spesso ignora le mie correzioni per essere più spontaneo e per questo non lo biasimo.
      Gli ho insegnato sì a fare il blog, ma anche qui ha sempre fatto di testa sua altrimenti non sarebbe quello che è: simpatico, autentico, originale, sincero, un po' matto, ma il giusto per poter sopravvivere a tante avventure e disavventure

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    2. Mi correggo per andare sul blog velarossa basta cliccare sul nome nucci massimo e poi dalla finestrella che si apre in alto a dx cliccare sulla 1a o 2a icona

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    3. Grazie Luigina, ma non è possibile inserire anche in Chimismi minini
      l'opzione dei lettori fissi?
      Perchè anche se mi iscrivo a Vela rossa poi gli aggiornamenti di questo non li vedo.
      Rigrazie.
      Ciao
      Loretta

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    4. Ciao Loretta, credo che non ti arriverebbero comunque però puoi fare come me, inserire il blog Chimismi minimi nell'elenco blog personale, altrimenti clicca dal tuo blog sulla B di Blogger e dall'Elenco lettura Aggiungi l'url di Chimismi minimi nei blog da seguire così poi dall'elenco potrai vedere gli aggiornamenti

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  12. Si ma...
    Com'è morto Don Filippo?
    E dove è stato seppellito?

    Ma soprattutto...
    Cosa t'è girato di ingoiare il manico ricurvo di un ramaiolo?!?!?

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  13. Paolo, avevo già letto ieri questa storia e ne sono rimasta affascinata, sia per le responsabilità che ti hanno "affidato" da piccoli (cosa che ci accomuna un po' tutti), sia per il modo di vivere che in fondo ci ha fatto crescere e maturare più in fretta...e come vedi siamo comunque la somma della nostra vita, nel bene e nel male. In ogni uomo esiste questo dualismo, ma sta sempre a noi non somigliare alle "bestie" e non mi riferisco agli animali:-) Un caro saluto, è sempre un piacere passare qui.

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  14. Non succede che legga i tuoi racconti senza una risata a voce alta, senza provare un senso di nostalgia, senza emozionarmi e commuovermi.
    Sei veramente bravo a far rivivere personaggi leggendari, a infondere ai paesaggi del ricordo il fascino delle fotografie virate al nero di seppia

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  15. L'ho letto ad alta voce a diverse orecchie...
    Si muove con così tanta grazia :)

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  16. beyk happel
    non ricordo,era uno che quando si sposavano due giovani
    era contento perchè diceva che era una coppia in meno
    che si vedeva sbaciucchiarsi in giro.
    Il manico è andato giù di botto non so come
    ma me lo son ritrovato nello stomaco

    riri,
    il piacre è mio, mi dispiace solo che queste visite siano virtuali
    sarei contento di offrire a tutti voi una tazza di the.

    nona,
    In questo giardino virtuale ho trovato belle cose
    e altre che mi son piaciute meno,
    adesso sono in fase calante
    quel che leggo di te mi rinfranca un po'.

    Gioia
    non importunare le orecchie degli altri
    m'è già difficile infastidire la tua mente.

    buona notte a tutti voi

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    1. Se la risposta era diretta a me sappi che in effetti non hai sbagliato: sono e mi sento nona

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  17. I ricordi di quando eravamo bambini mi affascinano molto, così i tuoi ricordi intrecciati
    ai pompieri, mi sembra quasi di averti conosciuto. Ciao.




    I ricordi di quando eri ragazzo, vicino ai pompieri, mi hanno molto affascinato.
    Come se ti avessi conosciuto di persona. Ciao.








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  18. Mi sembra che non sono soltanto io a vivere ancora i ricordi perchè anche tu non scherzi e ne racconti di divertenti. Come questo dei pompieri e annesse amenità.
    Ti ringrazio del suggerimento inserio nel commento al mio ultimo post. Ne terrò conto.

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  19. Invito - italiano
    Io sono brasiliano.
    Dedicato alla lettura di qui, e visitare il suo blog.
    ho anche uno, soltanto molto più semplice.
    'm vi invita a farmi visita, e, se possibile seguire insieme per loro e con loro. Mi è sempre piaciuto scrivere, esporre e condividere le mie idee con le persone, a prescindere dalla classe sociale, credo religioso, l'orientamento sessuale, o, di Razza.
    Per me, ciò che il nostro interesse è lo scambio di idee, e, pensieri.
    'm lì nel mio Grullo spazio, in attesa per voi.
    E sto già seguendo il tuo blog.
    Forza, pace, amicizia e felicità
    Per te, un abbraccio dal Brasile.
    www.josemariacosta.com

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  20. Ciao Paolo, è bello leggerti, e fa bene all'anima perché hai la capacità di portare leggerezza e ironia nella nostra (mia) vita. Perché credo che spesso ci prendiamo (mi prendo) troppo sul serio...

    Buona domenica
    Cinzia

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Ho una gran fiducia in tutti quanti ma sono stato costretto ad aggiungere un test di verifica. Abbiate pazienza.