lunedì 7 gennaio 2013

Dottore fammi fare un altro giro

“Ciao Robi, ci vediamo domenica prossima”
E così anche questa domenica è passata e domani si lavora.
Roberto è il mio medico e siamo stati tutto il pomeriggio con lui
è un amico che ho ritrovato in città dove è venuto prima di me
stavamo insieme da ragazzi là in paese e a quattordic’anni lui è andato via
e quando son venuto qui l’ho preso come dottore:
tanto nudo m’aveva già visto tante volte e non m’andava di farmi vedere da altri,
perché è vero che sono sboccacciato ma non mi va di farmi vedere nudo da sconosciuti.
Allora, dicevo, ‘sto pomeriggio di fine inverno con un freddo che m’è entrato negli ossi
l’abbiamo passato con lui e la ragazza che ci sta insieme
da quando quella matta della moglie è andata via di casa.
“Oh Bru, st’anno manco un raffreddore”
“Valà che ancora non siamo fuori, sei sempre in tempo a prenderlo”
L’ascensore arriva e appena aperta la porta sento una fitta all’ascella.
Cazzo che male, mi metto su una poltrona, ma no, questo è un dolore da letto
tolgo il cappotto e vado in camera: appena sdraiato una pressione al petto.
“Merda, l’infarto! Bru, Bru chiama l’ambulanza che c’ho un infarto”
“Non ricominciare con le tue cazzate”
Porca troia vuoi vedere che mi tocca crepare per uno scherzo…
Era successo che giorni avanti mi ero presentato con la bocca storta
e le avevo fatto credere che avevo un ictus, lei c’ha creduto e quando
mi son messo a ridere s’è incazzata come una bestia e s’è messa a piangere
prendendomi a cazzotti.
“Bru davvero, non fare la scema è un infarto vero!”
S’è affacciata alla porta della camera e deve avermi visto brutto un bel po’,
perché è corsa al telefono a chiamare il 118.
Però adesso non fa più male, è meglio che vada incontro all’ambulanza
e allora mi faccio accompagnare da mio figlio e prendiamo l’ascensore,
Mi gira la testa e…
“ Porca vacca è finita”
“Che cazzo dici”
Mi sento cadere a terra.

Adesso son qui sul pianerottolo con un figlio che mi tiene le gambe in alto
E l’altro che mi prende a schiaffi,
“Oh bà, sta sveglio” e giù che mena
“Cazzo, fai male” “ Si ma tu sta sveglio”
Passa la Gatti, la prof di francese del piano di sopra e si mette le mani sulla testa
e urla scappando spaurita,
devo essere messo male parecchio!
Eccoli, arrivano quelli dell’ambulanza e non fanno in tempo a vedermi
che già m’infilano un ago; vedo annebbiato, forse l’ho scampata.
Nebbia, nebbia fitta e formicolio dappertutto,
pare che tutte le cellule del corpo si siano messe a vibrare
e la Bru che non voleva crederci e per poco non mi tocca crepare
“Ride, sta ridendo, è vigile” o idiota
“ Come si chiama? Ci dica il suo nome”
“Un altro giro dottore, fammi fare un altro giro”
“Ci dica il suo nome”
“Che cazzo ci fai col mio nome l’hai da scrivere sulla lapide?”
“Reagisce, è vigile “
“Ho bisogno che mi dica come si chiama, me lo dica suvvia faccia il bravo”
Gli dico che il formicolio cala, adesso lo sento solo sopra,
dal pisello in su ma quello insiste col nome.
Vuoi vedere che si sono sbagliati e m’hanno portato all’ufficio anagrafe!
“ Ride, è vigile” oppure è scemo penso io.
Mamma mia che nebbia e che mal di testa!
Mi sa che m’han portato in un ospedale della val Padana,
nebbia fitta dappertutto, ma non a vista, dentro la testa,
è come vivere in un mondo annebbiato, un’ovatta che tiene tutto sospeso
Una alla volta le infermiere se ne vanno, una mi si china davanti
e da sotto il grembiule sbucano due bocce della madonna.
Speriamo che questa resti. No, va via anche lei e mi lasciano solo
con una telecamera in fondo al letto e tubi dappertutto
manco m’avesse curato un idraulico!
Il formicolio piano piano svanisce, adesso lo sento solo sulle labbra
meno male, avevo paura che rimanesse per sempre,
ma per sempre quanto, ce la faccio o no? Che mal di testa!
Quello voleva solo sapere il mio nome, mica m’ha detto se campo.
Giro la testa e vedo la porta, la nebbia non c’è più e dal vetro si vede la luce
e ogni tanto una testa che passa, devono essere i miei che aspettano di là.
Non so quanto tempo è passato ma tornano quasi tutti
Oddio che altro è successo?  Arriva un altro dottore, “Come si sente”
“Come ha detto?”  e lui ripete più forte “Come si sente”
Madonna, mi vogliono morto e mi hanno mandato il dottore più idiota del reparto,
come si fa a non capire l’ironia dell’infartuato l’avranno pur scritta sui libri.
“Un leone, a che ora si tromba?”
“Farò entrare i suoi parenti, ma solo per un minuto”
Fanno entrare i ragazzi e poi la Bru, uno alla volta.
“ Falli studiare, magari vendi tutto ma non farli smettere di studiare”
Io speravo di farcela, e non so mica perché ho detto così,
certo la frase era bella e potevo crepare tranquillo che avrei fatto un figurone,
già me l’immaginavo: al bar in paese non si sarebbe parlato d’altro,
“E’ morto pensando ai figli”
“ Che bella morte!”
Bella un cazzo, la morte è brutta, una gran nebbia e un mal di testa che morde.

“Come sta, ha ancora il formicolio?”
“No, ho mal di testa”
“E’ normale”
È la bocciona che ogni tanto entra e viene a vedermi, deve essere del turno di notte
Come si fa a morire lasciandosi alle spalle tanta grazia di Dio!
Son costretto a campare, questa la voglio vedere anche di giorno,
qui dentro con sta luce verde non si vede niente, sarò maniaco ma vedo bene solo le bocce.
“Domani la portiamo in reparto, ormai non c’è più pericolo
e può uscire dalla terapia intensiva”

Il mal di testa continua, non finisce mai ma tutti dicono che è normale,
sono i vasodilatatori che lo fan venire per adesso va bene così, col tempo passerà,
son passati un po’ di giorni, non so quanti ma occhio e croce una settimana,
tutti i giorni viene la Bru ma la fanno stare poco, io ho bisogno di lavarmi
e loro dicono che lo può fare un’infermiera.
“No, a me mi lava mia moglie, il bidet da una infermiera non me lo faccio fare”
“Se non si decide a star tranquillo il bidet glielo fa il beccamorto”
Non vedo l’ora di uscire da qui.
Viene Massimo il mio collega e mi porta i saluti degli altri
“Il padrone vuol sapere quando torni”
“ Che cazzo ne so, se l’infarto veniva a lui venivo a lavorare tutti i giorni”
Mi si avvicina un dottore: è quello che mi ha preso per primo,
dice che non gli era mai capitato un paziente che rideva
e vuol sapere perché volevo fare un altro giro.
“In moto dottore, chiedevo un altro giro in moto”
“Lei deve essere pazzo”
Sarà anche vero ma adesso siamo diventati amici,
se non vado a visitarmi mi chiama lui e mi fa l’elettrocardiogramma da sforzo tutti gli anni,
e vuol venire in barca ma non ha mai tempo.
Forse è vero che ho un po’ di pazzia:
avevo tutti i motivi del mondo per pensare alla famiglia che avrei lasciato,
alla vita che finiva e chiedevo di fare un ultimo giro in moto,
ma la testa andava lì, alla mia moto e forse è la cosa più cara che ho
visto che la pensavo in punto di morte oppure pensavo a lei perché sapevo che sarei vissuto.
Bho, va a capire cosa mi girava per la testa,
quel che so è che adesso mi fa male “E’ normale”: fanculo.
Finalmente a casa, non mi pare nemmeno la mia, mi sembra di essere ospite
e la Bru che mi gira intorno e ha preso le ferie per stare con me.
Mi fa le punture nella pancia e pare perfino contenta di farle.
Mi viene in mente che per una come lei il miglior marito
è un invalido che lo mette dove vuole e gli fa fare quello che gli pare.
Dalla fabbrica mi mandano i progetti da finire e io sto lì al computer tutto il giorno a disegnare
e lei che si lamenta che lavoro invece di guarire,
ma è il lavoro che mi fa guarire e mi dà speranza di essere ancora come prima.

Oggi torno in ospedale, mi fanno l’angioplastica, arriva un infermiere e mi mette in piedi
su un lenzuolo steso a terra, mi fa tirare giù le mutande e mi rade tutto
dalle caviglie fino al collo, mi guardo e…oddio che brutto,
non credevo che una volta spelato fosse così brutto, non mi pare nemmeno il mio.
Chissà se c’è una lozione per far crescere i peli alla svelta,
un pisello così mi vergogno anche di portarlo a pisciare.

Finalmente lei torna a lavorare e la mattina mi passa più alla svelta,
lavoro un po’, faccio i letti, preparo da mangiare…
Son passate quattro settimane e mi pare di andare molto meglio,
faccio qualche passeggiata e anche un po’ di ginnastica.
E’ domenica e stamattina vado in garage: lei è lì e pare che m’aspetta,
le tolgo il telo da sopra, l’ultima volta non l’ho pulita bene e allora mi metto a pulirla,
passo lo straccio tra le alette della testata, un po’ sui cerchi,
poi ci salgo e quasi quasi… ma sì, solo il giro dell’isolato, al primo colpo parte.
Appena sono in strada la sento come se l’avessi sempre avuta sotto il sedere
e allora si va; prendo la nazionale e vado; lei pare capisca e è docile e leggera,
pieghe dolci e le marce che entrano col pensiero, su fino a Bocca Trabaria
dove tutte le domeniche mattina c’è un raduno.
Si arriva lì e di solito si prende una fetta di pane casereccio col prosciutto e mezzo bianco,
oggi non prendo niente, sento un rumore che viene su, riconosco il suono
si sente forte e poi s’attenua, riduce nelle curve, terza e quarta, un paio di seconde incazzate,
è la nove nove nove di quello di Umbertide, non so come si chiama, ma ci incontriamo lì,
e si mangia e si beve insieme facendo due chiacchiere.
“Oh, è un mese che manchi che cazzo hai fatto?”
“Niente, ho avuto da fare”
“Allora non sei nuto, hai voglia io a aspettatte!”
“Vado via subito, ci vediamo la prossima settimana. Ciao”
Torno a casa pensando che uno che non sa il mio nome,
non sa niente di me, mi cerca e m’aspetta per mangiare un pezzo di pane insieme,
se morivo chissà quanto avrebbe aspettato!
Torno piano, la strada è un bigliardo e mentre faccio le curve
l’aria mi passa sotto gli occhiali e porta le lacrime fino alle orecchie.

Domani torno al lavoro, non ne posso più di stare a casa,
loro non vogliono.
Generali, il dottore, dice: “Faccia come crede, la salute è la sua”.
Se continuo così mi rimbecillisco, ho bisogno di lavorare e sentirmi utile per guarire.
Guarire poi da cosa? Mica son malato: l’infarto è un incidente non una malattia.
I colleghi intorno che mi fan domande e gli operai che li sento contenti del mio ritorno.
Qualche volta li strapazzo ma loro sanno che con me son protetti.
Lo sapevo che l’accoglienza sarebbe stata calorosa, ma questo è troppo:
le donne dell’imballo mi abbracciano, la Guglielmina piange e mi bacia
ci conosciamo da un sacco d’anni, da giovane era matta come un cavallo
e con la Gattona facevano tutte le discoteche della riviera
poi la Gatta ha avuto un figlio che non sa nemmeno lei da chi
e allora si son calmate e hanno messo su famiglia.
Enzo mi dice che ha dovuto imparare a programmare la foratrice a controllo numerico
perché quei coglioni dell’ufficio non lo sapevano fare,
(per gli operai quelli che stanno in ufficio son tutti coglioni).
Dalla verniciatura esce Giustino che pare un puffo, stamattina vernicia il blu:
riesce a mettersi più vernice addosso che sui pannelli
Il Mago mi fa vedere la mano fasciata con una stecca che tiene dritte due dita
“E’ stato quell’imbecille di Achille col muletto”
Prima o poi doveva succedere son sempre lì a litigare su come caricare la roba.
Lo chiamiamo Mago perché fa il mago davvero: a casa c’ha l’altarino
con tutti i simboli che non so cosa sono e il sabato la gente va a casa sua
a farsi dire le fregnacce da lui e le dice così bene che tutti ci credono.
Il venerdì i compagni lo prendono in giro e gli dicono che domattina deve fare gli straordinari
allora lui viene da me e mi dice che c’ha gli appuntamenti e non può venire
io la faccio cadere dall’alto e alla fine gli dico che non importa,
lui se ne va ringraziando e camminando all’indietro
e prima di chiudere la porta fa anche l’inchino.
Il padrone mi viene a trovare in ufficio mi chiede se ci vorrà molto a tornare al ritmo di prima.

Son passati otto mesi, tutto ormai è tornato normale ma io sento che qualcosa non va,
non si può morire prima di aver finito i sogni.
C’è qualcosa che devo fare ed è ora di farlo:
i progetti son finiti, il modello nuovo è uscito e si stanno facendo le prime consegne,
il catalogo è venuto bene, ho passato l’ultimo mese nello studio fotografico,
una bella fatica, ma son contento.
Sono le sei, scanso la sedia, mi alzo e vado nell’ufficio del padrone
consegno la lettera lui mi guarda apre e legge

Con la presente comunico le mie dimissioni
che saranno regolate nei tempi e nei modi stabiliti dal C.C.N.L.
Cordialità

Alza la testa e mi dice:
“Perché?”
“Sono stanco di star qui”
“Quando vuoi andar via”
“Da stasera”
“Da chi vai a lavorare?”
“Non vado da altri, faccio qualcosa da solo”
“Allora ti lascio andare.
Quando ho bisogno ti chiamo ma tu vieni a trovarmi ogni tanto
e qui un posto per te c’è sempre”
“Va bene, ciao”
Torno in ufficio chiamo Massimo e la Manuela e glielo dico
Lui mi guarda incredulo, lei si mette a piangere che non si consola
si soffia il naso in un fazzoletto che pare un francobollo
e siccome non gli basta si passa le maniche della camicia sotto il naso.
E’ con me da otto anni, quando l’ho assunta ne aveva sedici e adesso ha un figlio.
Gli operai non li vado a salutare, se lo faccio ho paura di non reggere alle lacrime;
il padrone mi ha sempre accusato di parteggiare troppo per loro
e devo ammettere che non aveva tutti i torti, ma che ci posso fare
per me gli operai son sacri, è lui che non capisce il valore degli uomini.
Torno a casa in macchina e ho un gran senso di sollievo sono leggero e felice,
spingo il cd nella fessura e mi metto a cantare a squarciagola
Motociclettaa  dieci accapi
Tutta cromata
È tua se dici siiii.



41 commenti:

  1. Personalmente preferisco la barca a vela, ma capisco perché hai chiesto al dottore di farti fare ancora un giro con la tua moto, perché come la vela è simbolo di libertà di potenza e ...anche di qualcos'altro pare ;) Bravissimo come sempre il tuo modo di raccontare l'aspetto comico anche di avvenimenti drammatici come un infarto.

    RispondiElimina
  2. botta di vita lo spavento della morte, cambia le prospettive sul mondo

    RispondiElimina
  3. Tu non sei una persona, Paolo... sei un parco giochi. E precisamente un'alta e spericolata montagna russa.
    Meno male che tua moglie è una tosta e il cuore l'ha forte... altrimenti come farebbe a reggere certi ritmi?
    Va bè, per fortuna sei vivo...

    RispondiElimina
  4. Massimo non vorrei dirtelo ma se la cosa ti può consolare sappi che dal giugno 1975 ad ottobre 2010 mi sono goduto quattro infarti, mi hanno sistemato tre bypass e impiantato
    un defibrillatore. Ci sono speranze, come vedi ancora lo racconto.
    Forza e coraggio.

    RispondiElimina
  5. Signor Nucci Massimo, io scherzavo più sopra... lo preciso anche se so che l'hai capito.
    Ciao.

    RispondiElimina
  6. Penso che quando si è una forza della natura non c'è infarto che tenga.
    Hai dalla tua una tale riserva di ironia e autoironia, che riesci a sdrammatizzare tutto. Sappi però che il tuo racconto mi ha commosso e ti ammiro perché capisco quel linguaggio, ma dietro ci vedo anche tante altre cose: nobili affetti, valori, ideali, etica.
    Ciao Massimo e campa cent'anni!

    RispondiElimina
  7. Amici, vi amo
    oddio, vi voglio bene
    L'infarto è arrivato quattordic'anni fa,
    adesso sto bene, (spero)
    sono commosso dal vostro interessamento,
    forse stanotte quando sarò solo nel mio lettino farò una lacrima
    La moto è vera, era la mia California
    che Michele ha voluto vendere per comprarne un'altra
    ma a me piace ancora quella e quando dico la mia moto parlo solo di lei.
    Sorellina, che altra simbologia vedi nei miei hobby, stasera su skipe te ne chiederò conto.
    Amanda,ho conosciuto parecchia gente a cui lo scampato pericolo ha cambiato la vita
    Sari, la Meg non veniva in moto, non le piace e non viene nemmeno in barca (per fortuna)
    Aldo,spero di raccontarlo anche io ancora per parecchio tempo, ma nel frattempo ogni giorno è regalato e sono felice.
    nina, Generali ancora scherza sul giro in moto, ho scritto la storia perchè mi son ricordato che la prossima settimana devo fare la visita.

    RispondiElimina
  8. dài, non ci credo che mentre eri sotto infarto avevi voglia di scherzare!
    per me ti sei pisciato addossso dalla paura e basta! :)

    RispondiElimina
  9. Ciao Massimo. Grazie per i tuoi commenti che mi fanno iniziare la giornata con un sorriso! Si la carne di cinghiale è buona, io purtroppo non caccio, sennò credo che potrei anche farci i soldi, con tutta la selvaggina che gira qua intorno....

    Buona giornata e a presto
    Cinzia

    RispondiElimina
  10. Grande. Davvero bello.
    Questa è la chicca che porto con me:
    "non si può morire prima di aver finito i sogni"

    RispondiElimina
  11. :))))))))))))))))))) commenterò seriamente solo quando avrò finito di ridere :D azzo racconti una cosa così scrivendo certe cose! Rischi di farmi venire la sindrome bipolare..voglio parlare di cose serie, mi soffermo ai sogni non finiti e contemporaneamente penso alla tua "rasatura" globale e parto a ridere...ma come si fa dico io? Come faccio a commentare? Ok Ripasso quando mi è passata la sindrome...

    RispondiElimina
  12. p.s bella la moto! Perchè ti sei fatto portar via il tuo sogno?

    RispondiElimina
  13. Silvia, tu non credi mai a niente di quello che scrivo,
    "dottore fammi fare un altro giro" me lo ha detto Generali,io manco me lo ricordavo
    come non ricordavo altre cose che mi hanno detto dopo, le bocce si, quelle ancora le ho in testa.
    Ciao Cinzia, cerco di fare una cernita e commentare solo dove c'è un po' di umanità e dove il padrone di casa risponde ai commenti.
    Gioia, I sogni, o li fai svanire o li realizzi, se li lasci svanire poi i sensi di colpa ti rodono, meglio realizzarli.
    Janas, intanto auguri, poi ti dirò che sono riusciti a convincermi che alla mia età e dopo l'infarto la moto non era più indicata, questa foto è stata scattata sul lungomare di San Sebastian in Spagna dove ero andato per fare il bagno nell'Atlantico. Si vede l'asciugamano sul sedile.
    Saluti a tutti, con voi sto bene.

    RispondiElimina
  14. E noi si sta bene con te, Massimo. :))))))))))
    Buona giornata.

    RispondiElimina
  15. penso che un esperienza come quella che hai vissuto e che fortunatamente puoi raccontare, ti abbia cambiato notevolmente il punto di vista delle cose, anche se in realtà a pensarci bene, non serve "provare" quella esperienza, per capire i valori e le cose importanti che ci sono nella vita :
    un paio di bocce
    un giro in moto...LO VEDI CHE MI FAI DIVENTARE SCHIZZOFRENICA?
    non ci riesco a commentare seriamente...
    i valori e le cose importanti ma anche quelle belle della vita già li conosciamo tutti, ma a volte nel vivere frenetico ne perdiamo un po la percezione, e ci comportiamo come se dovessimo vivere per sempre, spesso posticipiamo cose per noi importanti dicendo le farò dopo, spesso ci dimentichiamo di vivere pienamente e nel presente i nostri sogni, i nostri affetti...In questo racconto, sei riuscito con molta ironia anche nella tragicità del momento, a farci ricordare il valore di un amico che ti aspetta, di un amico che ti abbraccia, che ti fa sentire importante...il valore delle belle sensazioni che questa vita ti regala semplicemente con un giro in moto, la voglia di sentirsi vivo e amare la vita con tutti i suoi cambiamenti...

    RispondiElimina
  16. Credo che le cose importanti della nostra vita le conosciamo solo sulla carta o quando, raramente, ci mettiamo a riflettere. Ma c'è troppo chiasso attorno e dentro noi e non è facile farlo... e poi siamo pieni di cose da fare, da seguire, da mettere a posto, da accontentare e... si perde la vista.
    Il fatto importante, spesso traumatico, permette di fermarsi e spazzare via la pula che ingombrava la nostra vita. In quelle occasioni si vede chiaramente quel che ci serve, quale via percorrere per essere felici o almeno contenti, realizzati. Ma quando tutto si appiana e la normalità torna a regnare, ecco che i vecchi pensieri-legacci tornano a imbrigliare la voglia di cambiamento e ci si ritrova nei vecchi panni e a fare i conti con quel che nel frattempo eravamo diventati.
    Lui, il nostro ospite, sa ridere, giocare, sognare, prendersi gioco di sè stesso... sa amare tutti quelli che incontra.
    Motocicletta, dieci HP tutta cromata è tua se dici sì.

    RispondiElimina
  17. Sicuramente cambia la vita,ma affrontata così come hai fatto tu è proprio un inno a non mollare mai..sei una forza Paolo!!!Non nascondo che a tratti mi hai fatto morire dal ridere, poi fatto commuovere..Un caro saluto.
    ps. ogni volta che leggo da te mi vengono in mente episodi antichi, come un incidente d'auto gravissimo in cui ce la siamo cavata per miracolo ed a me veniva un pò da ridere vedendo la macchina da rottamare:-)e lui mi diceva: che c...c'hai da ridere? ahahahah,

    RispondiElimina
  18. In effetti credo che quando si scampa ad un grave pericolo, quando ci si ritrova pimpanti dopo un grosso spavento, si apprezzi di più la vita e si capisca che non è più tempo di perdere i treni, ma piuttosto di cogliere tutti gli attimi che la vita può offrire ancora. Dovrò dirlo a mio figlio, che è rimasto illeso dopo che una macchina è uscita dalla sua corsia ed è piombata addosso alla sua. A volte la vita ci fa passare grossi spaventi per farci capire che è ora di vivere fino in fondo tutte le emozioni e le scoperte che ancora ci attendono e di sentirci felici.

    RispondiElimina
  19. Grazie Sari, son qui perchè ci sto bene con voi
    Janas, oggi un po' meno perchè c'ho fatto il callo a vivere,
    mai primi tempi mi alzavo dal letto e facevo una croce sul calendario
    quando mi chiedevano perchè rispondevo che era un giorno regalato.
    riri e Katherine,
    avoi cosa volete che risponda,
    venite spesso e non fatemi mancare la vostra presenza
    tutti abbiamo bisogno di tutti quelli che stimiamo,
    Buona notte a tutte voi.

    RispondiElimina
  20. Accidenti, nella foga di leggere e arrivare ho saltato
    un pò di righe perchè avevo paura di come andava a finire.
    Uffa dillo alla prima riga che è successo 14 anni fà
    mi risparmio il batticuore.
    Ciao, sono contenta per te che ce lo racconti.

    RispondiElimina
  21. Sul berlufolle mi sono trattenuto fino alle 19.35 di venerdì 11/1 poi non ce l'ho fatta più e un'ora dopo mi son dovuto sfogare.
    Chiedo scusa se non sono riuscito a fare meglio.

    RispondiElimina
  22. non è che non ci credo in assoluto, diciamo che esprimo dei leciti dubbi :::
    Però è un bel racconto: tutto è bene quel che finisce bene, come si suol dire.
    per passare a un' opinione un po' meno scontata,
    ho una mia teoria a proposito delle infermiere: o sono un dono della natura, o sono obese. Nel caso del recente ricovero di mio padre è stato il primo caso.
    Pensa che il mattino dopo il ricovero un esemplare di questo genere entra in camera di mio padre e gli chiede come sta. Lui, in pieno scompenso cardiaco, con l'ossigeno nelle narici, senza più niente che gli funziona, risponde: "adesso che ho visto lei, sto bene ... anzi, direi che sono in fase ADOLESCENZIALE"

    RispondiElimina
  23. dimenticavo:
    è bello quello che scrivi degli operai
    ma ...
    è vero?

    dai scherzo))

    RispondiElimina
  24. Naturalmente ho letto questo tuo ultimo racconto, anche se mi mancano parecchi a finirli tutti. Vedi, anche se l'argomento era quasi tragico io ho molto sorriso e mi son fatta anche qualche bella risata, perchè hai un modo di scrivere pieno di ironia e simpatia e poi dopo 14 anni si può ridere e scherzare dei mostri passati malanni.
    E quanto amore per quella moto.....
    Ciao.

    RispondiElimina
  25. Massimo, io non ti conosco, ma sono curiosa da morire... dopo che hai lasciato il lavoro, cosa ti sei messo a fare?

    RispondiElimina
  26. Caro Massimo, ho letto tutti i tuoi racconti e tutti mi sono piaciuti. Più più di tutti
    Viturin e la bottiglia di nonno Domenico.Ma poi Titi e la Boba, insomma tutti.
    Ora che mi son messa a pari spero di leggere almeno uno a settimana. Ciao.

    RispondiElimina
  27. Ma sei una scoperta! :)
    In questo tuo posticino ci tornerò spesso, ci sguazzo un po' come a casa mia. E per capire il motivo basta leggere la piccola frase che mi descrive.

    RispondiElimina
  28. Unroseto.... contente te? figurati io! ciao.
    Aldo perchè chiedi scusa? Volevi tribolare di più? Credo che sia stata sufficiente la tortura alla quale ti sei sottoposto.
    Silvia io e tuo babbo abbiamo qualcosa in comune: pensiamo sempre lì.
    Prima apprezzi e poi ridubiti, la carota e il bastone, che ragazzaccia!
    Oh Teresa, sai che ogni tanto penso di ricomprarla quella moto? Forse un giorno mi decido, chissà.
    Il prossimo infarto potrebbe essere fatale
    ma ormai ho conosciuto voi e mi basta, lui può arrivare quando vuole.
    Cinzia, non ho mai avuto paura di lasciare un lavoro, dopo quello ho fatto consulenza tecnica nelle aziende.
    Teresa, non credo che riuscirò a mantenere il ritmo, non sono uno scrittore che è allenato a fare questa cosa per mestiere, faccio già fatica adesso che qualche argomento m'è rimasto, prima o poi questa storia finirà.
    Sontyna, felice di questa sorpresa una minima come me, grazie della visita.

    RispondiElimina
  29. Ma veramente "sottraevi" pomodori?:-) e continui, non ci credo. Penso tu abbia amici con terreni e vada a prenderli come fossi a casa tua:-))Sei mitico Paolo, buona giornata!!

    RispondiElimina
  30. Ciao, deve essere stato il periodo per la nostra generazione quello, perché io ho fatto un'embolia polmonare giusto 14 anni fa:) E' bello potercelo raccontare, e poi come fai tu in modo ironico e divertente! Io ho avuto una serie di guai prima e dopo l'embolia, ma ancora non sono pronta a scriverne anche se lo farò appena possibile.
    E' l'ultima volta che do un giudizio alle tue prose, molto belle sempre, questa la migliore in assoluto. L'ultima volta, perché tu vai in crescendo e io non ho più aggettivi :))
    Anche per me ogni giorno è regalato. Ho decisamente cambiato tutte le mie aspettative sul vivere: mi basta vivere!
    Un abbraccio
    Nou

    RispondiElimina
  31. Avevi scritto che dovevi venire a Bologna, e adesso leggo questo post.
    E mi è preso un colpo.
    NUCCI, non fare questi scherzi, per favore!!!!
    Ciao, la moto è libertà per chi la guida, per chi sta dietro è ...una grande noia:)
    Al prossimo raduno motociclista, magari ci incontriamo, che ne dici?
    Ti abbraccio,
    Lara

    RispondiElimina
  32. ciao Massimo! Sono entrata qui per conoscerti un poco..e mi è piaciuto molto il tuo scrivere diretto e schietto, ma anche colorato e scanzonato..Piano piano leggero anche gli altri tuoi scritti!
    Devo confessarti che leggendo il tuo racconto ridevo nonostante la tragicità del momento "reale"..
    Però mi sono messa nei panni di tua moglie..forse io ti avrei ucciso!!
    Importante che sei qui..scanzonato ed ironico e vivo!!

    RispondiElimina
  33. Angela che non posso contattare mi ha inviato questo commento che mi piace pubblicare.

    Angela ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Grazie, signora Thatcher ":

    Caspitolina...

    Buongiorno, Massimo, ho riprovato a commentare nel blog 'chimismi minimi' ma, all'atto di inserire il profilo, nella tendina che ho aperto sotto il commento stesso, non compare la voce 'Nome/URL', che mi consentirebbe d'incollare anche il mio contributo.
    Ciò perchè, non essendo iscritta a blogspot o a google o wordpress etc, è l'unica voce che posso utilizzare. Mi spiace tanto perchè avrei voluto dirTi che, se la narrazione intitolata 'Dottore fammi fare un altro giro' Ti riguarda direttamente (conoscendoti così da poco tempo, non ho elementi per capirlo), innanzitutto son felice perchè l'hai scampata bella... ed emozionalmente mi hai fatto 'vivere' quei momenti tragici. Il finale poi è fantastico: uscire dal tunnel con un forte senso di libertà, quale quello di voler correre in moto.

    Bello leggerTi, proprio come mi piace leggere le poesie di Liliana...

    Ti auguro un buon fine settimana, sorrisi e ciaooooooo
    Angela


    RispondiElimina
  34. riri, hai scambiato il mio post con un altro,
    apprezzo ugualmente il tuo atto di presenza
    adesso vado a cercare quel post in cui volevi scrivere
    se lo trovo ti faccio sapere.
    Nou, ce lo raccontiamo e siamo felici di farlo.
    Non mi accontento di vivere, voglio il meglio che posso
    e stare qui con voi fa parte del meglio.
    Oh Ferri, mi mancavano i tuoi commenti
    tant'è vero che parlando con un'amica
    dicevo di aver paura di averti perso
    nel leggere il tuo commento mi ringalluzzisco.
    Terribile Terry, vedi di non metterti nei panni di mia moglie,
    ad ammazzarmi basta lei ed è anche brava a farlo tutti i giorni.
    Grazie Angela del tuo commento,
    perchè non ti iscrivi a google e li fai direttamente tu?
    Ciao.
    Grazie a tutte, fossi mia moglie sarei gelosa di voi.

    RispondiElimina
  35. E' la terza volta che tento di lasciarti un commento,i primi due se ne sono scappati.
    Beh ci provo ancora, se non altro per lasciarti un affettuoso saluto.Lili

    RispondiElimina
  36. In altri tempi e in altri luoghi avevo letto qualcosa di simile, molto simile.
    Nulla a che vedere comunque con la gioia di vivere che sprizza da questo.

    A volte perdi cento lire e ne ritrovi mille.

    RispondiElimina
  37. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  38. beh funziona anche qui..ma funziona strano perchè sotto il mio ultimo commento di ora 19/01/2013 è comparso quello di Luigina del 07/01/2013 ...

    RispondiElimina
  39. e ora invece è tornato tutto normale...uhm mi sa che hai il folletto Duende in giro...ma questo è buono ..vuol dire che tra un po' partorirai un'altra storia.

    RispondiElimina
  40. Ciao! Assolutamente non mi metto nei panni di tua moglie, però per solidarietà la difendo!! HIHIHI!!
    Inoltre ho già tanto da fare a tormentare mio marito, con tutto il mio amore ed in allegria senza dovere "pensare di uccidere te virtualmente"...!
    Ciao!! Buona serata!!
    Terribile Terry

    RispondiElimina

Ho una gran fiducia in tutti quanti ma sono stato costretto ad aggiungere un test di verifica. Abbiate pazienza.