lunedì 31 dicembre 2012

I Vichinghi

Ho tirato giù “I vichinghi”, e l’ho rivisto, mi pareva impossibile, era del ‘58
ma sono sicuro di averlo visto dopo, almeno due o tre anni dopo,
perché ero già amico con Dal Foco e quando siamo tornati a casa sua,
dopo il film, ci siamo messi a tirare l’accetta
che il padre usava per spaccare i ciocchi di legna,
la tiravamo sul portone della cantina,
ad un certo punto l’accetta prende in un ferro,
rimbalza e lo colpisce su una gamba,
presi dal gioco continuiamo a tirare ancora,
un tiro a testa, finché la Manuela si accorge del sangue su una scarpa di Giorgio,
a quel punto ci fermiamo a controllare la ferita,
è un bel taglio e adesso gli fa male
ma la paura dei rimproveri dei genitori è più forte del dolore
e allora si decide di tenere tutto segreto,
io e Manu ci impegniamo a curare la ferita,
nessuno saprà mai niente.
Da quel giorno ci improvvisiamo dottori e curiamo il nostro amico
con bende e alcool presi in casa di nascosto.
E’ quindi da quei giorni che, non ricordo come, comincia la nostra storia
che ci vede ad inventare giochi che alla nostra età erano insospettati dagli altri amici,
ci si incontrava di pomeriggio a casa di Dal Foco, che era in affitto dalla Manuela,
e poi, se arrivava lei, si scendeva di sotto.
Mai che ci fosse stata rivalità, solo amicizia e condivisione in una serenità
che ancora oggi mi stupisce e mi fa tornare dentro qualcosa che non so definire
e che mi da ancora una nostalgica tenerezza e voglia di solitudine.
Continuiamo ad incontrarci finché un giorno Giorgio ci dice che torna a Cesena
perché il padre ha ripreso a lavorare lassù. Ricordo benissimo quel pomeriggio
in cui abbiamo pianto tutti tre consapevoli che per l’ultima volta saremmo stati insieme.
Per parecchio tempo non ci siamo visti, io e Manu, come se l’aver perso uno di noi
ci avesse separati tutti tre.
Ci siamo ritrovati fuori di casa sua che eravamo ormai adolescenti la seguo,
nella cantina che era di Giorgio è rimasto tutto com’era,
il canterano, la catasta di legna la tavola per salare il maiale appesa al muro,
una statuetta della madonna col mantello azzurro e qualche attrezzo in giro,
siamo stati lì, per non so quanto e dopo sono uscito dalla porta dei Vichinghi,
la nostra porta che da sul vicolo sotto l’arco, “Torni?” “Si”.
Siamo andati avanti così, per tutta l’adolescenza.
Ci si vedeva anche solo per stare seduti a raccontarci le nostre cose,
le speranze di ragazzi, le partite della domenica, la scuola e gli amori
e ci si rideva sopra come quando il Riccio andava a baciare l’anello al vescovo
mentre passeggiava leggendo il breviario per prendere i cioccolatini o i biscotti della POA
da portare in regalo alla Manu.
Alla prima peluria che mi comparve mi disse “Sei uomo”,
feci finta di niente ma non stavo nella pelle.
Ormai studiavo fuori e i nostri incontri erano solo per le grandi feste
e a volte nemmeno in quelle.
I miei amici erano venuti a sapere della cosa e a volte ci scherzavano su,
Manu non era bellissima e anche un po’ sovrappeso,
aveva avuto qualche insuccesso affettivo
e nei nostri incontri ormai occasionali ne parlavamo.
Le nostre strade erano ormai segnate e non ci si vedeva quasi più,
le poche volte che ci si incontrava bastava un cenno
e la porta dei Vichinghi si apriva con qualche cigolio,
ora non ci fermavamo più di sotto
ma salivamo fin da lei a raccontarci le nostre vite.
Per la festa d’addio al celibato eravamo tutti alla Rocchetta
e ad un certo punto spunta lei,
mi viene incontro e mentre si siede al nostro tavolo
gli altri si alzano e se ne vanno.
Era da tempo che non ci si vedeva, si sta li,
si parla un po’ finché si fa tardi,
si va tutti a casa tra risate e sfottò, ma quando restiamo soli
entriamo ancora per la porta dei Vichinghi e si va su a parlare.
“Perché non hai preso me?”
“Ma che te ne fai di uno come me!”
“Perché, lei che se ne fa?”
“Ma io sto dietro una scrivania, che aiuto ti do nella bottega?
Mi ci vedi a vendere fili e bottoni?
A te ti ci vuole uno che stia li e ti dia una mano…”
“Sei stronzo, dimmi che non mi vuoi bene e ci credo
ma non dirmi che mi tocca rimanere zitella per colpa della bottega dei miei”
“Non è vero, ti voglio bene ma la vita è andata così,
non so nemmeno se domattina mi presento in chiesa”
Quella sera Manu mi accompagna alla porta, giù in fondo alle scale
in un silenzio inutile che i genitori ormai conoscono e sanno anche chi sono io.
Chissà perché queste cose segrete riescano sempre ad essere di dominio pubblico.
“Tornerai”
“Ogni volta che lo vorrai”
“Domattina vengo in chiesa, ciao”
“No,dai così non mi aiuti”
“Vengo lo stesso”
Nove Maggio, Domenica, anche stamattina riesco a far tardi,
quando arrivo lei è già lì, sotto i portici della chiesa dei cappuccini
è davvero carina, ha tolto gli occhiali e s’è messa le lenti a contatto,
un cappellone bianco che fa fatica a starle in testa per via del vento
ride felice e le si vede quell'incisivo un po' storto che pare bello anche lui
e intorno un sacco di gente che ci fa festa.
Manu in forma smagliante con un vestito rosso che svolazza
e pare una bandiera in mezzo a uno sciopero della CIGL.
“Sei stato da lei iersera?”
Una fucilata in pieno petto, come cazzo lo sa? Da quanto lo sa?
Cerco una via di fuga, se mi fa una scenata qui in mezzo scappo in sacrestia,
ho paura che qualcuno capisca e sorrido guardandomi intorno
“Da lei chi?”
“Testa di cazzo!”
Prendo mamma per un braccio e entro, lei mi guarda e capisce che qualcosa non va
ma sta zitta e mi accompagna fino in cima.
“Vuoi tu sposare……
“Si, Si, (che tanto se non mi ha ammazzato adesso non mi ammazza più
e speriamo che dica di si anche lei)”.

Non ho più visto Manu,
so di lei che si è sposata con un fornaio di San Giovanni in Marignano,
adesso è vedova, ha due figli, e vive al nord, …come può.
La bottega in paese la manda avanti il fratello
e lei non torna mai, proprio come me.

E’ il giorno di Natale e si va un po’ a spasso per il paese a smaltire il pranzo,
i figli ormai grandi vanno per loro conto,
ed è bello passeggiare soli con poca gente in giro,
ad un certo  punto mi fa:
“Entravi da qui”
Il portone è vecchio e il legno in basso è ammuffito e spaccato,
due anelli, una catenella arrugginita e un lucchetto sostituiscono la serratura,
segno che da lì si passa di rado
e pensare che una volta era sempre aperto, bastava alzare la levetta e spingere,
chissà come sarà dentro.
“Non molli mai tu”
“Tu molleresti?”
“Certo! L’ho fatto quando t’ho sposata”
“Testa di cazzo!”.




33 commenti:

  1. Per i/le "benpensanti" che si scandalizzeranno leggendo questo nuovo racconto, posso garantire che dopo aver sposato la Bruna, Paolino ha messo la testa a posto ed è un marito e nonno esemplare: lei sì è una tosta e l'ha capito prima di tutti :)

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  2. Ciao Massimo
    mentre leggo i tuoi racconti di vita vissuta
    penso che gli anni alle mie spalle sono veramente
    tanti, volati, ed ora un altro sta prendendo
    il volo. Mi viene un pò di nodo, ma questa è
    la vita. Siamo già fortunati ad avere un passato.
    Tantissimi auguri di buon anno, ce la caveremo.
    Loretta

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  3. Beh, ora che Luigina ha detto che poi hai messo la testa a posto rileggo con un piacere nuovo questo tuo nuovo racconto, Massimo.
    Sai, pensavo quanto sono diversi i ricordi giovanili delle ragazze da quelli dei ragazzi. Sono due mondi diversi che poi magicamente s'incontrano producento scintille.
    Se Bruna leggesse questo racconto, non so che potrebbe fare... ;) a quanto pare non ha dimenticato nulla e l'interesse per quel vecchio "sì" è ancora alto.
    Ciao narratore e buon anno.
    Felice anno nuovo anche a Luigina-tutor e lettori vari.
    Sari

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  4. sarà che oggi 1 gennaio 2013 ore 01:28 son qui a cercare di finire questo Carpenè Malvolti (quindi un po brilla lo sono..) sarà che forse sarebbe anche ora di andare a dormire ma forse c'è spazio per una sigaretta...
    ma non ho capito molto, domani da sobria e sveglia torno a rileggerti..
    Luigì io non mi sarei scandalizzata tanto degli amorini giovanili, ma vorrei sapere se ha smesso di lanciare accette ....questo farebbe stare tutti più tranquilli :)

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    1. Ja' io ho bevuto solo lambrusco e un goccino di Franciacorta a mezzanotte giusto per fare il brindisi, e sono abbastanza sobria anche se un po' gonfia di cibo, ma credo proprio di poter dire che il vizio di lanciare accette lo abbia perso, altrimentik la Bruna lo avrebbe già fatto fuori ;))))Un bacione e un augurio di un 2013 un po' migliore a te e a chi ritieni lo meriti

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    2. ricambio bacione e gli auguri anche a te, e a tutta la tua meravigliosa famiglia. :)*

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  5. Un racconto molto piacevole, pieno di ricordi e tu sai scriverlo molto bene tanto da appassionare.
    Un salutone e BUON 2013.

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  6. Acci, che c...o, passo da Aldo e scopro i tuoi racconti.
    Come inizio dell' anno non c'è male.
    Buon Anno 2013
    Cristiana

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  7. e pensa se te la fossi sentita di vendere bottoni che altre storie ci avresti raccontato :D per quelle si aspetta la prossima vita

    Buon anno Massimo a te ed alla Bruna che chiaramente è una grande Donna

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  8. Un magnifico racconto, con i ricordi di allora, che sembrano vissuti ora. Le cose vissute
    intensamente si fissano nel cuore e nella mente, ed è piacevole rimembrarli, da parte tua,
    e leggerli per la prima volta da parte di chi viene a visitare queste pagine.Ciao.Terry.

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  9. Hei Luigina, adesso che hai detto che Meg mena
    con me non uscirà più nessuna!
    Loretta, occhio e croce quelli che son qui hanno dei bei trascorsi da ricordare,
    per quanto mi sforzo non mi riesce di ricordare niente del futuro.
    Sari, alla Meg non faccio leggere mai niente di quello che scrivo,
    tanto lei disapprove tutto quel che mi circonda e figurati,
    se le facessi leggere questo raccontino chiede il divorzio (sarebbe una occasione)
    Janas, non tiriamo accette solo perchè non ci sono più i portoni di una volta.
    Aldo, i tuoi sono bei racconti di quotidiana straordinarietà
    che appassionano un sacco di lettori.
    Cristiana 2011, grazie per la visita, spero che vorrai essere ancora dei nostri.
    Amanda, con tutti i casini che ho fatto in questa vita,
    se tu mi garantisci che ce ne sarebbe un'altra
    la faccio finita subito e salto dilà.
    Teresa, come è andata iersera alla cooperativa?
    Pare di essere in Romgna negli anni 50
    A tutti voi un caro ringraziamento per aver speso un po' del vostro tempo
    per dedicarlo a me, auguro un buon 2013.

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  10. Racconto bellissimo: schietto e superbo nello stile. Tenero verso le donne amate. Forse il miglior racconto.

    Buon Anno Massimo :)

    Nou

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  11. Serata tranquilla, tra amici. Ottimi cibi. Guarda che ho letto anche il tuo bellissimo racconto Aldino.E... non ho finito. Li leggerò tutti e ti dirò quale mi è piaciuto di più.
    Ci sono almeno tre sulla dirittura di arrivo. Ciao.

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  12. Un Buon 2013, a te e agli altri, con l'augurio per tutti di non metter mai la testa a posto.
    Ho la vaga sensazione (vaga, eh!) che faccia sentire più vivi. :D

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  13. Devo precisare:
    non parlo solo di donne.

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  14. Ci sono gli anni della gioventù in cui si pensa sempre e solo al futuro, ad andare avanti, a conquistare, realizzare...poi arrivano quelli della maturità, quando il più è fatto: matrimonio, casa, figli, lavoro, e allora cominciano a tornare in mente i ricordi, i momenti magici della fanciullezza, i piccoli e condivisi segreti, e si comincia a sentire un po' di nostalgia per quegli anni, per le persone che da tanto non si vedono... E' fisiologico, e bello...Perchè i ricordi fanno parte di noi e quei momenti hanno contribuito a fare di noi quello che ora siamo.
    Felice 2013!

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  15. Nou,tu sei sempre gentile con me, ricambio gli auguri, un caro buon anno anche a te.
    Teresa. ma perchè vuoi torturarti, son felice che tu li legga ma che non sia un obbligo.
    beyk happel caro professore di navigazione assistita (nel senso che ha un assistente)
    la ringrazio dei graditi complimenti e auguro anche a lei (e ovviamente assistente)
    un felice 2013
    Ketherine io scrivo perchè quando avrò il parckinson e l'alzhaimer (tutte insieme)
    (e anche il raffreddore che da un mese che non mi passa quindi ci sarà anche lui)
    e non mi ricorderò chi sono potrò almeno andare a vedere chi ero.
    Auguri per un felice 2013 anche a te.

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    1. Vorrei anch'io che fosse così, ma purtroppo devo deluderti: con il parkinson difficilmente riuscirai a digitare fino ad arrivare alla tua pagina, mentre con l'alzheimer ti dimenticherai di saper leggere e del significato delle parole, pertanto non capirai ciò che hai scritto...Io ho toccato con mano, prima con mio padre e adesso con mia madre. Però potranno leggerti i figli e i nipoti e, in fondo, sarà un modo per non morire mai, ma sopravvivere nel ricordo.
      Ma adesso non pensiamoci e godiamo il presente: Buon 2013!

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  16. oh oggi, in pieno possesso delle mie facoltà mentali(?)finalmente posso dire di aver capito il racconto, e che il Nucci non perde la testa, ma come il suo avatar dimostra, ne ha pure due (una fuori e una dentro :)))))))
    Auguriiiiiiii

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  17. Un giorno ti conoscerò e quello sarà il giorno giusto per conoscerci
    allora io sarò felice di averti conosciuto,
    tu non so.
    Ciao e felice 2013

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  18. In avatar veritas... :))

    p.s.
    racconto dal retrogusto dolce e indefinito, quello dei vini da meditazione

    Auguri!!

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  19. Vim lhe desejar um:

    ★。\|/。★
    Feliz Ano Novo!
    ★。/|\。★
    。☆。 。☆。
    . ☆。 ★。 ☆

    Que o Deus Todo Poderoso abençoe sua vida e família.

    Convido a visitar meu blog, se gostar muito me honraria em seguir...
    http://frutodoespirito9.blogspot.com/

    Afetuosamente,

    ***Lucy***

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  20. Sai, Massimo, che scrivi proprio bene. Sono qui che leggo i tuoi racconti e mi sembra di aver condiviso con te ricordi e esperienze di vita. Grazie e anche da qui un buon 2013!

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  21. Buon 2013!!
    E' bello conoscerti attraverso i tuoi racconti gustosi..
    sei troppo simpatico!

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  22. giacy.nta, Che bella l'adulazione, ti fa sentire il re del mondo,
    grazie giacy.nta
    Grazia chi ti dice che non sia vero? in fondo una volta si viveva quasi tutti così.
    riri credo che sia molto meglio che conoscermi di persona almeno stando a quello che dice Mag.

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  23. Quanto è bella questa storia...fa sognare.
    E di sogni non ce n'è mai abbastanza.

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  24. Mi piace molto il tuo modo di raccontare. Saper rivivere i ricordi raccontandoli a chi ne è estraneo è un dono. Al prossimo.
    Paola

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  25. Ciao P. essere se stessi è il modo migliore di vivere, un pò diavoli, un pò santi...E' inutile dire che mi piace Confucio e sono daccordo che è bello emulare chi ha qualcosa di buono da trasmettere, senza nulla togliere alla propria individualità Un saluto e se sei come scrivi (penso di si) conoscerti tirerebbe fuori il lato più comico e napoletano che mi ritrovo:-)
    ps. complimenti per i fans!!Vedi che ho ragione?;-)

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  26. Racconto bellissimo, sembra di conoscervi da sempre te e i tuoi amici tanto è vivace la narrazione. Splendide le due pennellate di colore fuori dalla chiesa, il bianco del cappello e i rosso del vestito, quasi a contrapporsi. Complimenti, sei un magnifico narratore.
    Buona serata.
    Antonella

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  27. Un racconto dai molti sapori sapientemente mescolati e conditi con un pizzico di pseudo-rimpianto per la trasgressione mancata, che gli conferisce una nota intrigante...
    In ogni caso una narrazione che "acchiappa"

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  29. Paolo quand'è che ti deciderai a bloccare questo spammaro rompipalle che sta infestando tutti i post del tuo blog e la posta dei tuoi contatti? :(

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  30. Ciao Lù,
    é l'unico che m'è rimasto,
    se mando via lui chiudo bottega.

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Ho una gran fiducia in tutti quanti ma sono stato costretto ad aggiungere un test di verifica. Abbiate pazienza.