domenica 16 dicembre 2012

Gemma

Gemma carissima e cari tutti
Rispondiamo alle tue insistenti richieste delle settimane scorse
per darti le notizie che chiedi:
Noemi sta bene è con noi ormai da un mese
e per ora tiene in ordine il salone,
crediamo che presto potremo anche farle fare qualcosa di più,
non esce mai di casa e la sera si intrattiene con noi ad ascoltare la radio.
Non è necessario che tu cara Gemma ci chieda sue notizie tutte le settimane,
quando ci saranno nuovi sviluppi te li comunicheremo.
Un saluto carissimo a Domenico e a tutti voi, un bacione a Mirella e Paolino.
Caramente Ines e Amilcare.

Questa la cartolina postale che zio Amilcare scriveva a nonna
qualche tempo dopo il nostro ritorno da Genova.
Eravamo stati invitati a passare qualche giorno dai nostri parenti genovesi
che facevano i parrucchieri colà.
Il loro appartamento era all’ultimo piano di un palazzo,
ma sopra loro c’era una soffitta dove abitavano due ragazze venete
di cui una giovanissima, poco più che adolescente.
Mamma e nonna avevano preso confidenza con le giovani
che la sera uscivano per andare a guadagnare “un toco de pan”.
Zio Amilcare diceva di lasciarle perdere
e non era contento che nonna stesse sul pianerottolo a chiacchierare con loro.
Una sera nonna le seguì e, capito come si procuravano il “toco de pan”,
prese la giovincella per un orecchio e la riportò a casa.
La mattina dopo l‘accompagnò nel salone di bellezza di zio Amilcare
dicendo che da quel giorno Noemi avrebbe lavorato lì.
E così fu.
Fin da bambino ho sempre saputo che guadagnare “un toco de pan”
non era il modo più lecito per campare anche se non sapevo perché.
Quando l’ ho saputo ho capito anche che era il più diffuso.

Aveva la macchina da cucire davanti alla finestra
così, mentre lavorava, poteva vedere chi passava nella strada,
e teneva la porta di casa e della saletta sempre aperta
perché sennò le mancava il fiato.
Durante il ventennio era stata maestra di taglio e cucito alle scuole,
ma poi aveva smesso perché non le piaceva il regime
continuando a fare la sarta
e credo che fosse davvero brava
almeno a giudicare dal via vai che c’era per casa.
Sua madre, nonna Benilde, non l’ho conosciuta
ma dai suoi racconti  doveva essere un fenomeno di donna,
dalla battuta sempre pronta e dall’ironia tagliente.
Quando tornarono, dopo la fuga dalla guerra, in casa c’erano i topi
E, mentre la bisnonna era davanti al fuoco,
un topo le salì sulla gonna e scese immediatamente.
Il suo commento fu “Non la vogliono più nemmeno i sorci!”
(Come altre frasi anche questa è entrata nel lessico familiare).
Suo fratello, zio Teofilo, faceva l’assicuratore
e veniva quasi tutte le sere a passare un po’ di tempo a casa nostra,
arrivava a qualsiasi ora, tanto la chiave stava sulla porta giorno e notte
(e c’è rimasta fino alla morte di mamma)
Si metteva seduto sul divano e poggiava i piedi sul tavolo.
Una notte che mi ero svegliato perché c’erano dei rumori che venivano dalla saletta,
l’ho chiamata e sottovoce gliel’ho detto
e lei m’ha risposto:“Sta tranquillo e dormi che sarà zio Teofilo che si riposa un po’”
e non s’è nemmeno alzata per andare a vedere,
tanto se c’era un ladro doveva essere sicuro uno più povero di noi.
Si, non credo fossimo i più ricchi del paese, anzi,
ma stavamo bene, ma non per soldi,
stavamo bene nel senso che a casa nostra si stava bene
e io mi sentivo circondato da persone che mi volevano bene.
Quando in giro per il paese mi chiedevano chi ero
rispondevo “Il figlio di nonna Gemma”,
credo che la gente capisse perché non chiedevano altro.
Mi mandava spesso a far commissioni,
a comprare i fili o altro dalla “Dele” della merceria
oppure a comprare la pasta o l’olio nella bottega di Guazza
e io mi sentivo caricato dalla sua stima ed ero contento e
sono contento anche adesso pensando a quanto stavo bene allora!
Il massimo fu quando mi insegnò a usare la sua macchina da cucire,
sono sicuro che nessuno mai più mi diede tanta fiducia,
quella macchina era il suo unico mezzo di sostentamento
e mi ci faceva mettere le mani a me e… se si fosse rotto?
Da quella volta cominciai a cucire di tutto,
facevo perfino i vestiti alle bambole di mia sorella
e ancora oggi faccio da solo quello che c’è da cucire in casa,
dalle sacche per le mie vele ai risvolti dei pantaloni.
Adesso la Durkop di nonna è nel mio soggiorno e lì sta tenuta come una regina,
con sopra lo specchio inclinato che c’era nella saletta.

Avevo dodici o tredici anni e a primavera mamma decise che era tempo di mettere i pantaloni corti.
I miei amici già dall’estate scorsa li avevano lunghi
e a me non stava più bene di continuare ad andare in giro con le gambe scoperte come un bambino
e allora continuavo con quelli lunghi invernali, anche se il caldo cominciava ad arrivare.
Una mattina mi sveglio e trovo in fondo al letto un paio di pantaloni lunghi bianchi
bellissimi, fatti con la stoffa delle lenzuola di canapa.
Quando mamma tornò dall’asilo, nonna non le diede il tempo di dire niente
e disse “Era ora no?” e non ci furono altri commenti.
Appena fuori dalla porta di casa c’era il Bociolo che aspettava seduto sul sedile di pietra
E mi fa “Cazzo che belli, te li ha fatti tua nonna?”
“Ma va là, li ho comprati a Pesaro”
“Coi soldi di chi?”
(ora capisco che una volta la povertà non era una vergogna ma un bene comune)
“ Va bene stronzo, li ha fatti nonna stanotte”
“ Se è avanzata la stoffa li voglio anch’io”
Il giorno dopo andavamo in giro tutti due coi pantaloni bianchi di canapa.
Mi ci ero affezionato tanto che li lavavo da solo,
perché mamma riusciva a far diventare tutto rosa o celestino.
Un giorno successe che lei li lavò lei e l’amore tra me e le mie brache finì.


Quando una mattina i preti del collegio mi dissero di prendere la corriera e andare a casa
immaginavo che ci fosse qualcosa di importante:
Arrivai e mamma mi accompagnò all’ospedale:
nonna era nel letto e appena mi vide si mise a gridare:
“No, no, no, no, no” e non la finiva più, sapeva dire solo quel “no”:
Mi avvicinai per toccarle una mano,
lei più svelta di me prese la mia
e la strinse continuando col suo:“No, no, no, no, no”
poi me la scansò come volesse che andassi:
Mamma mi disse: Ha avuto un ictus e non capisce più”
“Tu, non capisci”
“Aspettami a casa che io sto qui con lei, vengo più tardi”
Uscii dall’ospedale e arrivato sulla Flaminia, feci l’autostop
e tornai in collegio.
A Pasqua tornai a casa e nonna non c’era più,
per il funerale non m’avevano chiamato:
“Tanto ormai a che serviva?”
Passai quei pochi giorni di vacanza nel fondo
a mettere a posto le cose vecchie rendendomi conto ogni giorno di più
che avevo perso l’unica persona che mi abbia mai voluto bene
e anche ora, mentre sto scrivendo, sento che l’affetto che ho avuto da lei
non l’ho avuto mai più da nessuno.


 

28 commenti:

  1. le macchine da cucire delle nonne sono lì a ricordo di tutto l'amore ci hanno dato, quella della mia nonna è ricomparsa nella mia vita 15 giorni fa dopo che non la vedevo da 28 anni, in un posto dove non ero mai stata prima, un segnale :)

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  2. Bellissima e dallo sguardo fiero la tua nonna: le assomigli...per quel che ne so, anche come nonno. Mi piacerebbe essere ricordata anch'io così dai miei nipotini.

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  3. Mi hai lasciato senza parole, un miscuglio di emozioni...

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  4. Anch'io, come Riri, sono senza parole, emozionata.
    Nello stare bene non contano i soldi... oh quanto è vero!
    Che bella pagina...

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  5. Bene, si comincia con una new entry
    grazie Amanda della visita, non me l'aspettavo.
    A te sorellina adesso ti telefono perchè è troppo che non ti sento
    ririsenzaparole e sarisilente (tutt'attaccato come pippicalzelunghe)
    spero che non vi si sia anchilosata la mano e potete scrivere
    perchè intendo leggervi ancora.
    Grazie monelle mi siete care.

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  6. anche nonna Gemma ti chiamava numa? :)

    p.s.
    ricordo prezioso e struggente di una bellissima nonna a cui mi sono affezionata anch'io:)

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  7. E' perfettamente vero i nonni sono veramente persone da coccolare e che coccolano.
    Lo dico anche per me che lo sono per due nipoti.
    Il toco de pan qualche persona lo guadagna anche così.

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  8. Meraviglioso e toccante, questo ricordo...
    E come paiono distanti, quei tempi... Si usava l'espressione "portare i pantaloni corti" per indicare un bambino, mentre adesso si gira in bermuda a novant'anni... :-))))

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  9. Ed eccomi, anzi rieccomi, inutile dirti che mi piace il modo che hai di scrivere e descrivere, devo dirti che è uno dei pochi blog che leggo con passione e su cui mi soffermo volentieri ed ora ti auguro buon Natale: nei prossimi giorni sarò alle prese con giri per piccoli doni, ma sono ai bimbi ed alcuni amici intimi. Un abbraccio rotondo:-)

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  10. "Sono il figlio della nonna..."
    E' bellissimo.
    Anch'io da piccola volevo essere figlia del nonno.
    Poi, gli feci promettere che mi avrebbe sposata. :)

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  11. No giacy.nta, nonna mi chiamava Palin,
    Numa l'ho acquisito alle elementari
    Vero Aldo, la Merlin le ha messe in mezzo a una strada
    io le metterei su un piedistallo.
    Ciao zio, a dire il vero dovrei dirti nipote
    ognivolta che ti vedo qui stappo una bottiglia dalla felicità
    riri mascalzona mia con la tua passione mi fai arrossire
    Gioia, ho temuto la tua risposta al post che hai pubblicato su Chaplin
    ma lemaestre sono persone intelligenti e io sbagliavo a temere.

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  12. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
    IL PROSSIMO POST POTREBBE INFASTIDIRE QUALCHE ANIMA SENSIBILE,
    SE NELLEGGERE IL TITOLO CAPITE CHE NON FA PER VOI
    NON ANDATE OLTRE, GRAZIE A TUTTI PER L'ATTENZIONE.

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  13. Oggi mi commuovo nel leggere... è così!
    Io non ho conosciuto i nonni e ho adottato il nonno di mio cugino che non era legato da parentela con la mia famiglia, l'unico disponibile.
    Io sono un'anima sensibile ma non c'è nulla che possa infastidirmi, aspetto il prossimo post con gioia.

    Un abbraccio

    Nou

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  14. Mi incuriosisce il prossimo tuo post :)
    Ma intanto mi sono deliziata e anche riempita di nostalgia per questo tuo scritto.
    E tu scrivi proprio bene, sai Nucci?
    Ciao,
    Lara

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  15. Ho finito di leggere con un nodo di commozione alla gola!
    Una pagina magnifica dalla quale si staglia la figura di quella donna forte e dolce, anticonformista e generosa di tua mamma/nonna Gemma.
    Quante altre storie e personaggi mi sono venute in mente leggendo le tue parole: mia mamma, che in tempo di guerra confezionò un completo alla marinaretta a mio fratello Pino utilizzando la stoffa di un sacco (se non ricordo male contenente zucchero) con la sua mitica vigorelli; mia nonna Cristina, altra tempra vigorosa di cui racconterò anch'io, prima o poi...
    Grazie Massimo, ogni volta i tuoi post sono una sveglia per le corde assopite della nostra essenza più vera (almeno, parlo per me, della mia).

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  16. Che belle le nonne, anch'io ne ho avuta una che mi ha amata tanto.Hai una scrittura efficace e sincera, mi piace tutto quello racconti ed il tuo personalissimo modo.Mi sembra di starci dentro.Un affettuosissimo saluto.Lili

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  17. P.S. Complimenti, la tua comunicazione sul prossimo post ha creato un clima di attesa e curiosità al quale partecipo: non vedo l'ora di leggerlo!

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  18. SCUSATE MA AVEVO DIMENTICATO DI DIRE CHE
    LO POSTO DOMENICA NOTTE COME TUTTI GLI ALTRI POST
    Vi abbraccio tutti,
    siete il miglior antidoto alla depressione.

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  19. Mon dieu, Massimo.. dev'essere un post altamente trasgressivo, per averti fatto scrivere un avviso al riguardo. Lo leggerò con un occhio solo!
    ;))))))
    Ciao!

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  20. Commoventi e belli questi tuoi racconti sulla cara nonna. Lo sai che mia madre una volta mi fece un vestito con le lenzuola di lino? Ti ringrazio della visita che hai fatto al mio blog nel pomeriggio e colgo l'occasione per augurarti un Sereno Natale ed un Nuovo Anno ricco di ogni bene

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  21. Buon Natale Massimo!!! Quelli del nuovo anno li farò a tempo debito... tanto torno sempre qua.
    Sari

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  22. Cosa dire che non sia stato già chiaramente espresso nei commenti sopra?
    Che tua nonna fosse Grande, si era già intuito, come l'affetto che avevi per lei, ma con questo racconto di sei superato. Cià e Buone Feste, non mangiare troppo! ;)

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  23. No Sari, niente di speciale, solo una pratica un po'osè
    puoi leggere tranquillamente con tutti due gli occhi.
    Grazie Erika della visita e degli auguri.
    Janas, aspettavo..., no, non mangerò troppo
    comunque grazie per l'interessamento alla mia salute.
    BUON NATALE A TUTTI (non volevo dirlo ma ormai l'ho detto)

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  24. ho dimenticato di scrivere...avevi una nonna bellissima...e le ultime frasi del tuo racconto mi hanno reso i miei occhi molto prossimi al pianto.

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  25. Caro Massimo, avevo già mandato un commento a questo tuo bel racconto, ma non lo vedo pubblicato, certo ho fatto qualche errore nell'invio.
    La bella atmosfera di famiglia mi ha coinvolta, mi ha fatto venire in mente la mia nonna
    Teresa, di cui porto il nome, allegra e scanzonata, che mi regalava tante belle favole.
    Spero che questo commento ti arrivi, ciao.

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  26. Li metto qua i miei più affettuosi auguri di buon Natale insieme a tutte le persone che ami! Ciao Massimo! Attendiamo tutti il prossimo racconto.Lili

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  27. "sono il figlio della nonna" è bellissimo,
    una piccola perla che può essere concepita solo dal pensiero di un bambino,
    per il quale la logica viene dopo le emozioni.
    Un ricordo commovente, grazie d'averlo condiviso!

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Ho una gran fiducia in tutti quanti ma sono stato costretto ad aggiungere un test di verifica. Abbiate pazienza.