mercoledì 8 agosto 2012

Quinto e Nucci

La fabbrica lavorava su tre turni,
 io, insieme a Giuliano e Giorgio ero capofabbrica turnista,
avevamo tutti tre una ventina d’anni e vivevamo nello stesso appartamento,
responsabile alle presse avevo Raffaelli Quinto,
gli altri due avevano Sgaggi e Nucci.
Per me Quinto era come un padre e sapevamo le nostre faccende,
lui si stava costruendo la casa da solo e quando doveva posare i solai
mi chiamava e io andavo volentieri a dargli una mano.
Quando facevamo il turno delle 6 di mattina
Dante, il fratello,  mi portava un uovo fresco e me lo apriva
poi, quando ero a tiro, si toglieva una spilla dal bavero della giacca
bucava l’uovo sotto e me lo dava da bere
elogiando le proprie galline tirate su a granoturco “Ai dag el furmenton”.
Un giorno vedo Quinto seduto vicino alla pressa e gli chiedo cosa fa,
mi risponde che ha mal di stomaco, chiamai Bibi il cugino, e gli dico di portarlo a casa
Mezz’ora dopo mi chiamano al telefono e mi annunciano la morte di Quinto,
un infarto l’aveva stroncato in macchina.
Dal padrone pretesi l’assunzione della figlia di Quinto,
avevano un mutuo da pagare e nessuno che lavorava,
mi fu promesso ma ancora dopo un mese non l’avevano assunta
allora per protesta detti le dimissioni.
Due giorni dopo la figlia di Quinto era dei nostri
ma io me ne andai lo stesso.
Dopo un paio di anni fui richiamato in quella fabbrica,
stavolta avevo funzioni diverse e non facevo più i turni
ma il rapporto con gli operai continuai a tenerlo stretto,
e così che cominciò la mia amicizia col vecchio Nucci
capo pressa e ex minatore scelto, prima nelle miniere di zolfo qui da noi
e poi in quelle di carbone in Belgio.
Rimasi qualche anno in quella fabbrica,
io non mi sono mai fermato tanto nei posti di lavoro,
(nella mia carriera ne ho cambiati tredici)
ma anche se non lavoravo lì, col Nucci continuavamo a vederci.
Quando andò in pensione, chissà perché,
non ci vedemmo più, ma ci telefonavamo per farci gli auguri di capodanno
(al natale non ci credevamo nessuno dei due)
si faceva a gara a chi chiamava prima
tanto che un anno mi chiama prima della mezzanotte
e quando glielo faccio notare mi risponde
“Mei, axe fem insiemel capodann” (meglio, così facciamo insieme il capodanno).
Una decina di anni fa mi arriva una telefonata che mi dice press’a poco
“ Mio babbo è morto, ma prima di morire si è raccomandato di salutarti
so che eravate molto amici e a volte ti ho anche invidiato...”
allora gli ho detto quello che Nucci (chiamato sempre per cognome)
mi diceva di lui e della sorella, quello che avrebbe voluto dire a loro
ma non ci riusciva perché sentiva i figli distanti e gli pareva di fare la figura del tenero
“me ca so stat na vita sota tera cut vu cai dega ma lori chi è stat sempar sovra i livre”
(io che sono stato una vita sotto terra cosa vuoi che gli dica a loro che sono stati sempre sopra i libri).
Da allora tutti gli anni, a capodanno ci facciamo gli auguri con Gilberto,
ma non è la stessa cosa.
Quinto e Nucci pur profondamente diversi
avevano in comune le mani terribilmente solcate e me,
Ultimamente li penso spesso non ho capito se sia perché
so che mi stanno aspettando o perché mi mancano.

7 commenti:

  1. Commovente questo tuo ricordo dei tuoi amici ex compagni di lavoro. Secondo me li pensi spesso perché, come dici bene, avevano in comune le mani terribilmente solcate e ..TE perciò ti mancano e sai che ti aspetteranno.

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  2. Spero abiano la pazienza di aspettare ancora parecchio.
    notte Lù

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  3. Mi pare di vedervi, quindi di essere presente ai fatti del tuo racconto. C'è stato un bell'affiatamento d' amicizia fra di voi. Ho anch'io alcuni amici rimasti fino ad oggi fra gli ex colleghi di lavoro, ma i più si sono volatilizzati dopo che sono andata in pensione, non l'avrei mai creduto. Sembravano tutti amici. Ho provato una profonda delusione. E mi sono sentita anche un po' cogliona a non essermi resa conto dell'ipocrisia. Se era amicizia la loro, era una amicizia di convenienza...pazienza! Vi invidio un po' :)
    Ciao
    Nou

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  4. Quinto e Nucci li ho sentiti quasi come padri,
    degli zii-amci.
    Se la morte di Quinto mi ha colpito,
    quella di Nucci mi ha reso definitivamente orfano.

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  5. A guardarle da vicino, tutte le persone sono belle. Il difficile è avvicinarsi o lasciarsi avvicinare.
    Tu ce le fai vedere con occhi già affettuosi, questi tuoi amici, e ci rendi facile la visione.
    Ciao!

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